Il Digital Services Act sta per cambiare le regole del gioco nel mondo della pornografia online. L’Unione Europea ha deciso che i sistemi di controllo attualmente usati dai principali siti per adulti non sono sufficienti a impedire l’accesso ai minori, e ora pretende interventi concreti. Non si tratta di un generico richiamo, ma di una presa di posizione netta che potrebbe avere conseguenze profonde su come milioni di utenti accedono a questi contenuti.
La Commissione Europea ha avviato procedimenti formali nei confronti di alcune delle piattaforme più visitate al mondo nel settore dell’intrattenimento per adulti. Tra queste figurano nomi enormi come Pornhub, XVideos e Stripchat, che rientrano nella categoria dei cosiddetti “Very Large Online Platforms” secondo la classificazione del DSA. Il punto centrale della questione è semplice da capire: le attuali schermate che chiedono di dichiarare la propria età, quelle dove basta cliccare “ho più di 18 anni”, vengono considerate del tutto inefficaci. E onestamente, chiunque abbia mai navigato su internet sa che è esattamente così.
Cosa cambierà per la verifica dell’età
Quello che l’Europa vuole è un sistema di verifica dell’età che sia realmente in grado di filtrare gli utenti minorenni. Non basta più un semplice bottone da premere. Si parla di strumenti tecnologici più sofisticati, capaci di accertare con ragionevole certezza che chi accede al contenuto abbia effettivamente compiuto 18 anni. Il tutto, però, deve avvenire nel rispetto della privacy degli utenti, un equilibrio non facile da raggiungere.
Tra le soluzioni al vaglio ci sono sistemi basati su documenti di identità digitali, tecnologie di stima dell’età tramite intelligenza artificiale e portafogli digitali europei. Il DSA non impone un metodo specifico, ma stabilisce che le piattaforme debbano adottare misure proporzionate al rischio. E nel caso dei contenuti pornografici, il rischio per i minori è evidentemente altissimo.
Le piattaforme coinvolte hanno tempo per adeguarsi e presentare le proprie contromisure. Se non lo faranno in modo soddisfacente, le sanzioni previste dal Digital Services Act possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo. Una cifra che, per colossi del settore con centinaia di milioni di visitatori mensili, rappresenta una minaccia economica seria.
Il nodo della privacy e le resistenze del settore
Il tema più delicato resta la compatibilità tra controllo dell’età e protezione dei dati personali. Molti esperti di diritti digitali temono che un sistema troppo invasivo possa trasformarsi in uno strumento di sorveglianza, raccogliendo informazioni sensibili sulle abitudini di navigazione degli utenti. Per questo la Commissione ha sottolineato che qualsiasi soluzione dovrà rispettare il GDPR e i principi di minimizzazione dei dati.
Dal canto loro, le piattaforme porno hanno reagito in modo diverso. Alcune si sono dette disponibili a collaborare, altre hanno contestato la fattibilità tecnica delle richieste europee. Pornhub, per esempio, in passato ha scelto di bloccare completamente l’accesso da alcuni stati americani che avevano introdotto leggi simili sulla verifica dell’età, piuttosto che adeguarsi.
L’approccio europeo con il DSA è comunque diverso da quello statunitense, perché punta a creare uno standard unico valido in tutti i 27 Paesi membri. Le piattaforme non potranno semplicemente ignorare il mercato europeo senza conseguenze, dato che si tratta di centinaia di milioni di potenziali utenti. I prossimi mesi saranno decisivi per capire quali tecnologie verranno effettivamente adottate e se riusciranno davvero a tenere i minorenni lontani dai contenuti per adulti senza compromettere i diritti di chi ha pieno titolo per accedervi.
