Dopo anni in cui anche gli smartphone più economici avevano fatto passi da gigante, qualcosa si sta incrinando. Il mercato sta andando incontro a quella che sembra una vera e propria involuzione, soprattutto nella fascia bassa e media. Materiali più scadenti, RAM limitata a soli 4 GB e, ciliegina sulla torta, il ritorno di quel famigerato notch a goccia che molti speravano di aver archiviato per sempre. No, non è uno scherzo. Sta succedendo davvero, e la colpa ricade in gran parte sulla crisi dei prezzi delle memorie.
Chi segue il settore sa bene che negli ultimi anni anche spendendo poco si poteva portare a casa un dispositivo dignitoso. Display discreti, almeno 6 GB di RAM, design tutto sommato curato. Ecco, quel trend rischia seriamente di invertirsi. E non per una scelta creativa dei produttori, ma per una questione puramente economica.
Perché gli smartphone economici stanno peggiorando
Il punto è semplice, anche se amaro da digerire. I costi delle memorie, sia RAM che storage, sono saliti in modo significativo negli ultimi mesi. Questo aumento si riflette direttamente sulle fasce di prezzo più sensibili: gli smartphone entry level e quelli mid range. Quando il margine di profitto è già ridotto all’osso, ogni centesimo in più sul costo dei componenti costringe i produttori a fare tagli da qualche altra parte.
E i tagli, purtroppo, si vedono tutti. Tornano materiali più economici per le scocche, si riducono i quantitativi di RAM e si opta per soluzioni di design ormai superate, come appunto il notch a goccia. Un elemento estetico che nel 2025 fa un certo effetto, considerando che i flagship lo hanno abbandonato da tempo in favore di fori nel display o schermi completamente uniformi.
Il problema è che questa non è una fase passeggera legata a un singolo produttore. È una tendenza che sta attraversando l’intera industria. I brand che operano nelle fasce più accessibili del mercato sono quelli più esposti a questo tipo di dinamiche, perché non possono semplicemente trasferire i costi aggiuntivi sul prezzo finale senza perdere competitività.
Cosa cambia davvero per chi compra
Per chi è abituato a scegliere smartphone nella fascia tra 100 e 250 euro, il rischio concreto è quello di ritrovarsi con dispositivi che, sulla carta, sembrano fare un salto indietro rispetto a quelli usciti appena un anno fa. Il confronto diretto potrebbe essere impietoso: meno RAM, materiali meno gradevoli al tatto, e un aspetto frontale che ricorda modelli di tre o quattro anni fa.
La questione delle memorie, tra l’altro, non riguarda solo la RAM. Anche lo storage interno potrebbe subire dei ridimensionamenti. Niente più tagli da 128 GB come standard nelle fasce basse: si potrebbe tornare a vedere con una certa frequenza modelli con 64 GB, cosa che nel 2025 risulta francamente limitante, soprattutto considerando il peso crescente di app, foto e aggiornamenti di sistema.
I produttori di fascia alta, dal canto loro, riescono ad assorbire meglio questi aumenti di costo perché operano con margini più ampi e si rivolgono a un pubblico disposto a spendere di più. Ma per il grosso del mercato globale, quello che si muove tra dispositivi economici e di fascia media, la situazione è diversa. E la crisi dei prezzi delle memorie rischia di lasciare il segno in modo piuttosto tangibile sui prossimi lanci.
