Stavolta potrebbe davvero essere quella buona. Il cambio dell’ora è tornato prepotentemente al centro del dibattito politico italiano, e per chi da tempo chiede di abbandonare questo rituale semestrale c’è una notizia che vale la pena raccontare: alla Camera dei Deputati è ufficialmente partito l’iter per valutare la possibilità di mantenere l’ora legale per tutto l’anno. Quella, per intenderci, che entrerà in vigore tra la notte del 28 e il 29 marzo.
Se il percorso dovesse andare nella direzione giusta, prima o poi potremmo dire addio al tradizionale passaggio semestrale tra ora solare e ora legale. Ma attenzione, la strada è ancora parecchio lunga. Per adesso la Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva sugli effetti della misura. Tradotto: si vogliono raccogliere tutti i dati più aggiornati e verificabili prima di prendere qualsiasi decisione, esaminando in modo oggettivo vantaggi e possibili criticità. Per garantire la massima trasparenza saranno coinvolti enti di ricerca, organismi economici e soggetti istituzionali.
I numeri parlano chiaro: miliardi di risparmi e meno emissioni
Di abolizione del cambio dell’ora si discute da anni, soprattutto per l’impatto su fronti come quello energetico, produttivo e ambientale. Temi che pesano ancora di più in questa fase geopolitica segnata da aumenti incontrollati dei costi delle materie prime. E i numeri, effettivamente, sono piuttosto eloquenti. Secondo i dati diffusi da Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso di ridurre i consumi elettrici di oltre 12 miliardi di kWh, con un risparmio complessivo per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro.
Non è solo una questione di bollette. Secondo la Società italiana di medicina ambientale, la riduzione annua delle emissioni di anidride carbonica sarebbe compresa tra 160.000 e 200.000 tonnellate. Numeri che fanno riflettere, soprattutto quando si parla di transizione ecologica.
Il nodo europeo e i prossimi passi
La discussione sul cambio dell’ora si trascina da anni anche a livello europeo, anche se i segnali non sono tutti negativi. Nel 2018 la consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea registrò una netta maggioranza favorevole all’abolizione del doppio orario. L’anno successivo il Parlamento europeo si espresse per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora solare e ora legale permanente, un percorso che poi si è sostanzialmente arenato.
Tra le problematiche che rallentano tutto, c’è la difficoltà di coordinamento tra i Paesi membri. Il rischio concreto è quello di creare un mosaico di orari diversi nel continente, con conseguenze sul mercato interno e sugli spostamenti transfrontalieri.
Questa indagine conoscitiva rappresenta comunque un primo passaggio importante, e a quanto pare qualcosa si saprà molto presto: il lavoro della Commissione dovrà concludersi entro il 30 giugno. Resta però un punto fermo: qualunque sia il risultato dell’indagine, non c’è alcuna certezza che possa trasformarsi in una scelta politica concreta.
