Le reti elettriche europee sono diventate il nuovo terreno di conquista per i colossi tecnologici statunitensi. Mentre il dibattito sulla sovranità digitale in Europa continua a girare attorno a cloud e software, senza che emergano alternative reali capaci di sostituire i servizi delle big tech americane, si sta aprendo un fronte molto più concreto e potenzialmente dirompente. Parliamo dell’infrastruttura energetica, quella che alimenta (e alimenterà sempre di più) i data center, considerati ormai la vera gallina dalle uova d’oro del prossimo decennio.
A fine gennaio è stata ufficialmente lanciata la Green Industrial Grids Association, abbreviata in Giga. Si tratta di un’associazione il cui obiettivo dichiarato è accelerare la modernizzazione delle reti elettriche nel continente, o meglio, per usare le parole della nota ufficiale, “supportare una trasformazione radicale del sistema elettrico europeo”. Fin qui, nulla di strano. Il punto interessante sta nei nomi dei promotori: accanto a realtà europee come Electra, Fastned, Hitachi Energy, Linde, Metlen, Milence e Siemens Energy figurano Amazon, Google, Meta e Microsoft. Quattro tra i più grandi operatori tecnologici al mondo, tutti con una fame crescente di energia per alimentare le proprie infrastrutture cloud e di intelligenza artificiale.
I tempi di connessione alla rete sono un problema enorme
La vicepresidenza della Giga è stata affidata a Pamela MacDougall, responsabile delle attività Energy Markets and Regulation per l’area Emea di Amazon Web Services. In un’intervista a Reuters, MacDougall non ha usato mezzi termini: in Europa ci sono troppi ostacoli alla realizzazione dei data center e la connessione alle reti elettriche richiede tempi biblici. “Vogliamo espanderci e crescere entro due anni, ma i ritardi mettono a dura prova le nostre aspirazioni”, ha dichiarato. E a proposito della nuova associazione ha aggiunto che “le reti elettriche moderne sono il fondamento di un’economia europea pulita e competitiva”.
I numeri confermano il problema. Secondo le rilevazioni di Eurelectric, nei principali hub europei come Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino, collegare un data center alla rete richiede in media dai 7 ai 10 anni, con picchi fino a 13 anni. L’Agenzia internazionale dell’energia stima che nelle economie avanzate servano dai 4 agli 8 anni solo per costruire linee ad alta tensione. Tempi che, per aziende abituate a ragionare in trimestri, risultano semplicemente insostenibili.
Il manifesto della Giga: quattro azioni per cambiare le regole del gioco
Il presidente della Giga, Matt Ersin, che ricopre anche il ruolo di senior director di Fastned, ha sottolineato che “la transizione energetica dell’Europa avrà successo solo se le reti si evolveranno con la stessa velocità dell’elettrificazione industriale e dell’innovazione digitale”. Il manifesto dell’associazione individua quattro azioni chiave. La prima riguarda una pianificazione delle reti più coordinata con chi consuma effettivamente l’energia. La seconda punta a sbloccare capitali, mobilitando finanziamenti di terze parti e garantendo investimenti anticipati per dare visibilità ai fornitori di componenti e ridurre i colli di bottiglia nelle forniture. La terza azione mira a sfruttare meglio le reti esistenti attraverso tecnologie di potenziamento, accordi di connessione flessibili e incentivi mirati. L’ultima propone di abbandonare il modello “primo arrivato, primo servito” per passare a un sistema che premi i progetti più maturi e pronti a partire.
“In tutta Europa la domanda di elettricità sta accelerando”, si legge nel manifesto. Ma le infrastrutture europee non hanno tenuto il passo: molte sono obsolete, le procedure autorizzative restano lente e tutto questo limita l’accesso a energia pulita e a prezzi accessibili. La Commissione europea stima che affrontare queste sfide richiederà investimenti senza precedenti: circa 1.200 miliardi di euro per le infrastrutture della rete elettrica entro il 2040.
