Il progetto dei data center spaziali annunciato da SpaceX sta sollevando un’ondata di preoccupazioni che va ben oltre le polemiche già note legate a Starlink. Se i satelliti per la connessione internet avevano acceso il dibattito sull’inquinamento spaziale, costringendo l’azienda a sviluppare versioni meno riflettenti, questa volta la portata del problema potrebbe essere decisamente più grande. Perché qui non si parla di piccoli satelliti, ma di strutture orbitanti enormi, con stime che arrivano fino a circa 100 metri di lunghezza ciascuna.
Il punto è che non si tratta di un’idea buttata lì durante qualche conferenza. SpaceX ha già presentato il programma alle autorità statunitensi, il che rende tutto molto più concreto di quanto qualcuno potrebbe immaginare. L’obiettivo dichiarato da Elon Musk è quello di mettere in orbita una gigantesca costellazione di data center dedicati alle applicazioni di intelligenza artificiale. Una trovata, va detto, che sulla carta ha una sua logica: spostare nello spazio parte della potenza di calcolo necessaria all’AI permetterebbe di aggirare alcuni dei problemi energetici che oggi affliggono i data center terrestri, dove il consumo elettrico sta diventando un tema sempre più scottante.
Perché gli astronomi sono preoccupati
Detto questo, la comunità scientifica non è affatto entusiasta. Gli astronomi guardano a questi data center spaziali con una preoccupazione che ha radici molto solide. Il cielo notturno è già oggi più affollato rispetto a pochi anni fa, e aggiungere strutture di quelle dimensioni in orbita significherebbe compromettere ulteriormente le osservazioni astronomiche. Non si parla di puntini luminosi appena percettibili: oggetti da 100 metri riflettono una quantità di luce solare decisamente significativa, creando interferenze che potrebbero rendere inutilizzabili intere sessioni di raccolta dati da parte dei telescopi terrestri.
Il problema, tra l’altro, non riguarda solo la ricerca scientifica pura. Anche il monitoraggio di asteroidi potenzialmente pericolosi e altre attività di sorveglianza dello spazio potrebbero risentirne. E poi c’è la questione dei detriti: più oggetti grandi orbitano intorno alla Terra, più aumenta il rischio di collisioni e di generare frammenti che restano in orbita per decenni.
Un equilibrio difficile tra innovazione e tutela del cielo
Va riconosciuto che SpaceX, dopo le critiche ricevute per Starlink, aveva effettivamente lavorato per ridurre la riflettività dei propri satelliti. Ma una cosa è intervenire su oggetti relativamente piccoli, un’altra è farlo su strutture che potrebbero raggiungere le dimensioni di un campo da calcio. La scala del progetto dei data center spaziali pone sfide ingegneristiche e regolamentari completamente diverse.
Al momento non esistono normative internazionali vincolanti che limitino in modo chiaro l’impatto luminoso delle costellazioni satellitari commerciali. Le autorità statunitensi stanno valutando la proposta, ma il quadro regolatorio resta frammentato. Gli astronomi chiedono da tempo regole più stringenti, e questo nuovo programma di Elon Musk potrebbe accelerare il dibattito. Quello che è certo è che il cielo notturno, così come lo conosciamo, potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi anni se progetti di questa portata dovessero concretizzarsi senza adeguati vincoli.
