L’industria automobilistica mondiale sta attraversando un momento che, a guardare solo i titoli, potrebbe sembrare tranquillo. Le vendite reggono, i concessionari continuano a lavorare. Eppure, scavando nei bilanci del 2025, emerge un quadro ben diverso: i profitti delle case automobilistiche sono letteralmente crollati, nonostante i volumi di vendita siano rimasti sostanzialmente invariati.
Un’analisi condotta su 27 costruttori tra tradizionali e startup quotate in borsa racconta questa storia con una precisione quasi brutale. I produttori presi in esame provengono da Stati Uniti (GM, Tesla e Ford), Europa (Stellantis, Volkswagen, BMW, Mercedes, Renault, Aston Martin, Ferrari, JLR, Volvo, Porsche), Giappone (Toyota, Mazda, Honda, Nissan, Subaru, Suzuki, Mitsubishi, Isuzu) e Corea (Hyundai, Kia). A questi si aggiungono quattro startup: Nio e Li Auto dalla Cina, Rivian e Lucid dagli Stati Uniti. Va detto che la ricerca esclude la maggior parte dei produttori cinesi e tutti quelli indiani, quindi non copre ogni angolo del mercato globale. Ma il campione è comunque sufficientemente ampio per restituire un’immagine molto nitida della situazione.
Un crollo dell’84% negli utili, con vendite quasi invariate
Ed ecco il dato che fa più rumore: l’utile netto complessivo di queste aziende è precipitato dell’84% rispetto al 2024. Si è passati da 119,47 miliardi di euro a 18,68 miliardi di euro. Uno schianto, considerando che le vendite complessive sono calate appena dell’1,1%, fermandosi a 66,45 milioni di veicoli.
Ma allora dove sono finiti tutti quei soldi? Il problema non sta tanto nel numero di auto vendute, quanto in ciò che succede dietro le quinte. L’aumento dei costi operativi, spinto dalla necessità di rispondere alla crescente concorrenza dei produttori cinesi, e gli enormi investimenti nell’elettrificazione hanno eroso i margini in modo drammatico. Il fatturato complessivo è sceso del 7%, attestandosi a 2,08 trilioni di euro contro i 2,24 trilioni dell’anno precedente.
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare. Molti costruttori tradizionali hanno provato a compensare la perdita di quota di mercato alzando i listini. Ma nonostante questo sforzo, il prezzo medio per veicolo venduto è comunque calato del 6,1% nel 2025, fermandosi a 31.359 euro. Tradotto: le case automobilistiche vendono grossomodo lo stesso numero di auto, ma incassano meno per ogni unità, mentre le spese continuano a salire. Una forbice che, com’è ovvio, non può reggere a lungo.
Ferrari fa storia a sé, come sempre
E poi c’è il capitolo Ferrari, che ormai sembra vivere su un pianeta tutto suo. Anche nel 2025, il marchio di Maranello è stato l’unico tra i costruttori analizzati ad aumentare il proprio utile netto rispetto al 2024. L’effetto Purosangue ha sostenuto i risultati per l’intero anno, e l’azienda non ha risentito in maniera significativa né della crisi del mercato cinese né delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Qualche altro produttore se l’è cavata con danni contenuti. Il Gruppo BMW e Suzuki, per esempio, hanno registrato cali nei profitti, ma in misura decisamente più limitata rispetto alla media del settore. Per tutti gli altri, il 2025 rappresenta un anno di conti amari, dove la sfida dell’elettrificazione e la pressione competitiva cinese stanno ridisegnando gli equilibri economici dell’intera industria automobilistica.
