Una nuova rimodulazione TIM rete fissa sta per colpire diverse offerte casalinghe, con un aumento di 2,99 euro al mese che scatterà dal primo maggio 2026. La notizia non è esattamente una sorpresa per chi segue le mosse degli operatori, ma resta comunque una di quelle comunicazioni che nessuno vorrebbe trovare in bolletta. E invece eccola lì, stampata nella fattura di marzo 2026, con tanto di dettagli sulla modifica contrattuale e riferimenti normativi per chi volesse opporsi.
La motivazione ufficiale? TIM parla di sostenibilità degli investimenti e crescita del traffico dati. Il solito copione, verrebbe da dire, ma tant’è. Non esiste un elenco pubblico delle offerte coinvolte, quindi ogni cliente deve verificare in autonomia la propria situazione. Per farlo ci sono tre strade: controllare la sezione “Dettaglio dei Costi” in fattura, accedere all’area riservata MyTIM oppure chiamare il Servizio Clienti al 187. Piccola nota positiva: le eventuali promozioni attive legate alle offerte interessate restano valide alle stesse condizioni. Ma l’aumento sul canone base si somma comunque al totale mensile, e quello purtroppo si sente.
La via alternativa: passaggio a fibra FTTH o FWA
Chi vuole provare a contenere il danno ha una finestra temporale piuttosto stretta. Entro il 18 aprile 2026 è possibile richiedere il passaggio a una tecnologia FTTH (fibra fino a casa) o FWA (connessione wireless fissa), senza costi di migrazione. Il vantaggio concreto? Mantenere il proprio numero di telefono e ottenere un canone mensile più basso di 1 euro rispetto a quello attuale. Non è un risparmio enorme, certo, ma almeno ammortizza in parte la rimodulazione TIM. Serve però una verifica di copertura, da fare contattando il 187.
Recesso senza penali: tempi, modalità e attenzione alle rate
Per chi invece preferisce dire basta, il diritto di recesso è esercitabile entro il 31 maggio 2026, senza penali e senza costi di disattivazione. Le modalità sono diverse: chiamata al 187, richiesta tramite MyTIM, visita in negozio TIM, lettera raccomandata alla Casella Postale 111, 00054 Fiumicino (Roma), oppure PEC all’indirizzo disattivazioni_clientiprivati@pec.telecomitalia.it. Per posta e PEC va allegata una fotocopia del documento d’identità del titolare, specificando nell’oggetto “Modifica delle condizioni contrattuali”. Questo passaggio è fondamentale anche per chi intende migrare verso un altro operatore, così da evitare addebiti imprevisti.
Punto importante: anche le offerte con vincolo di permanenza sono coperte. TIM ha specificato che gli importi previsti per cessazione anticipata non verranno applicati se il recesso è legato alla rimodulazione. Discorso diverso per apparati e rate in corso. Chi ha un modem in noleggio o comodato d’uso dovrà restituirlo secondo le condizioni sottoscritte all’attivazione. Se invece ci sono pagamenti rateali ancora aperti (modem, telefoni, contributo di attivazione), si può scegliere tra continuare a pagare le rate fino a scadenza naturale oppure saldare tutto in un’unica soluzione, comunicandolo nella richiesta di recesso o successivamente tramite il 187.
Esiste poi un caso particolare che vale la pena segnalare: chi ha acquistato un modem a rate insieme all’offerta oggetto di modifica può restituire il dispositivo e non pagare le rate rimanenti. La restituzione deve avvenire entro 30 giorni dal recesso, a cura e spese del cliente. Per qualsiasi dubbio su apparati, rate residue e tempistiche, TIM rimanda al 187 o ai negozi fisici. Il consiglio pratico è tenere traccia scritta di ogni comunicazione e di tutte le scadenze, per evitare contestazioni in un secondo momento.
