Lo spazio potrebbe diventare la nuova frontiera per le infrastrutture AI, eppure portare la potenza di calcolo in orbita non sarà affatto semplice. Lo ha detto chiaramente Jensen Huang, CEO di Nvidia, durante il suo keynote al GTC 2026 di San Jose, in California. L’azienda ha già i propri chip a bordo di satelliti, ma costruire un vero e proprio data center nello spazio è una sfida di tutt’altro livello. “Ovviamente, estremamente complicato da realizzare”, ha ammesso Huang sul palco della conferenza.
E Nvidia non è l’unica a guardare verso l’orbita per piazzare le proprie fabbriche di intelligenza artificiale. Anche Elon Musk ha parlato più volte dell’idea di costruire data center spaziali, cosa che ha una sua logica piuttosto evidente considerando che di recente ha fuso la sua azienda di AI con la sua compagnia di razzi. Il collegamento, insomma, non è esattamente sottile.
I vantaggi dell’orbita e il nodo cruciale del raffreddamento
Lo spazio offre in effetti alcuni vantaggi concreti per chi vuole costruire data center. Tanto per cominciare, nessun problema con i regolamenti urbanistici, nessun vicino di casa da infastidire con il rumore o il calore generato dalle macchine. L’alimentazione potrebbe arrivare interamente dall’energia solare, che in orbita è disponibile praticamente senza interruzioni. E poi c’è la questione dello spazio fisico, che in teoria è praticamente illimitato, anche se va detto che il numero crescente di satelliti sta rendendo l’orbita terrestre sempre più affollata.
Ma c’è un ostacolo tecnico che Nvidia sta affrontando frontalmente. Si tratta del raffreddamento dei chip nel vuoto cosmico, un problema tutt’altro che banale. Huang lo ha spiegato in modo molto diretto durante il keynote del GTC 2026: “Nello spazio non c’è conduzione, non c’è convezione, c’è solo radiazione. Quindi dobbiamo capire come raffreddare questi sistemi lassù.”
Il punto è che sulla Terra i data center sfruttano l’aria o l’acqua per dissipare il calore generato dai processori. Nel vuoto, queste soluzioni semplicemente non funzionano. Ogni watt di energia che un chip consuma si trasforma in calore, e quel calore deve andare da qualche parte. Senza un mezzo fisico che lo trasporti via, l’unica opzione rimane la radiazione termica, che è enormemente meno efficiente.
Space 1 Vera Rubin: il modulo che Nvidia sta progettando per l’orbita
Per affrontare questa sfida, Nvidia sta lavorando al progetto Space 1 Vera Rubin, un modulo computer pensato specificamente per operare nello spazio. I dettagli tecnici su come l’azienda intenda risolvere il problema termico non sono ancora stati svelati del tutto, ma il fatto stesso che Huang ne abbia parlato apertamente sul palco del GTC 2026 suggerisce che il progetto è ben oltre la fase concettuale.
