Di recente, stanno emergendo diverse voci riguardo Stellantis. In particolare, riguardo un collegamento tra l’azienda e la Cina. Secondo fonti non identificate da Bloomberg, il gruppo guidato da Carlos Tavares starebbe valutando partnership con Xiaomi e Xpeng per investimenti nelle attività europee. Sul tavolo ci sarebbero scenari diversi: dalla cessione di una partecipazione in Maserati o in altri marchi, fino alla condivisione di capacità produttiva in Europa. In sottofondo, si parla anche di una possibile separazione tra le divisioni americana ed europea del gruppo. Nessuno dei protagonisti, Stellantis, Xpeng o Xiaomi, ha voluto confermare o smentire le indiscrezioni, lasciando spazio a tutte le ipotesi. L’unico punto chiarito dal gruppo automobilistico riguarda proprio la scissione: definita, senza mezzi termini, pura invenzione.
La nuova strategia di Stellantis coinvolge Xpeng e Xiaomi?
Il contesto rende tali trattative sempre più credibili. Stellantis si trova a fronteggiare difficoltà non da poco in Europa: svalutazioni per 22,2 miliardi di euro, ambizioni sull’elettrico ridimensionate e stabilimenti che girano a pieno regime solo a metà capacità. Negli Stati Uniti, invece, la situazione cambia. Qui il gruppo ha messo sul piatto circa 13 miliardi di dollari per rinnovare la gamma e spingere sulle nuove tecnologie. In tale scenario, un accordo simile avrebbe senso per entrambe le parti. Stellantis otterrebbe liquidità e accesso a piattaforme elettriche avanzate. Xiaomi e Xpeng, invece, avrebbero un nuovo ingresso in Europa, dove la distribuzione diretta si scontra con dazi e regolamentazioni complesse.
Non è la prima volta che Maserati finisce nel mirino. Volumi ridotti e investimenti insufficienti rendono il marchio fragile, ma anche un candidato naturale per determinate operazioni. Le indiscrezioni hanno acceso reazioni contrastanti. C’è chi vede nella collaborazione con le due aziende una vera occasione di rilancio, soprattutto se Maserati potesse conservare il controllo sull’identità di guida e sugli interni. Altri, invece, temono che la storia di marchi come Lotus sia un monito: l’ingresso di realtà terze può finire per svuotare un brand della sua anima originale.
