Nel dibattito sulle grandi piattaforme digitali, l’App Store di Apple è diventato negli ultimi anni uno dei casi più citati. Il motivo sta nel modo in cui funziona il suo ecosistema. Chi vuole distribuire un’app su iPhone o iPad deve farlo quasi esclusivamente attraverso lo store ufficiale, accettando le condizioni imposte da Apple. Tra queste, la più discussa è la commissione applicata sugli acquisti delle app e sulle transazioni effettuate al loro interno. Valore che può arrivare fino al 30%. Una percentuale che per Cupertino rappresenta una parte molto redditizia del business dei servizi. Ma che per molti sviluppatori è sempre stata vista come eccessiva. A tal proposito, di recente, tale sistema ha attirato critiche sempre più forti, culminate in alcuni scontri legali. Il caso più noto resta quello con Epic Games, che ha contestato apertamente il controllo di Apple sui pagamenti all’interno delle app. Ma le pressioni non arrivano solo dalle aziende: anche diverse autorità regolatorie stanno iniziando a mettere sotto la lente il modello economico dell’App Store, chiedendo modifiche che rendano il mercato delle app più aperto e competitivo.
Apple: ecco cosa cambia in Cina per l’App Store
È proprio in tale contesto che si inserisce la recente decisione di Cupertino riguardo al mercato cinese. Le autorità locali hanno chiesto un intervento sulle commissioni applicate agli sviluppatori, e la risposta dell’azienda è stata rapida. Apple ha, infatti, annunciato che ridurrà le percentuali trattenute sulle transazioni effettuate tramite l’App Store su iOS e iPadOS nel territorio cinese. Non si tratta di un cambiamento radicale, ma di un aggiustamento che alleggerisce almeno in parte il peso economico per chi pubblica applicazioni sulla piattaforma.
La commissione standard sugli acquisti di app e sugli acquisti in-app scenderà dal 30% al 25%. Anche il programma dedicato agli sviluppatori più piccoli subirà una modifica. In tal caso la percentuale passerà dal 15% al 12%. Lo stesso vale per i rinnovi degli abbonamenti dopo il primo anno, che rientrano nel sistema di commissione ridotta. Apple ha spiegato che tali nuove condizioni sono il risultato di un confronto diretto con le autorità regolatrici cinesi.
A prima vista i numeri possono sembrare relativamente modesti, ma la vera notizia sta nell’atteggiamento adottato da Apple. In altri contesti, l’azienda ha spesso scelto di difendere con decisione il proprio modello di business. In Cina, invece, la strategia appare molto più pragmatica. Il motivo è legato al peso enorme che il Paese ha per Apple. La Cina non è solo uno dei principali mercati per la vendita di iPhone, ma anche uno snodo importante della catena produttiva dell’azienda. Un conflitto serio con le autorità locali potrebbe avere conseguenze molto più pesanti di una semplice riduzione delle commissioni sull’App Store.
