Chi ha avuto tra le mani un Nintendo GameCube lo ricorda bene: quei dischetti erano davvero minuscoli. I dischi del GameCube avevano un diametro di soli 8 centimetri, contro i 12 centimetri standard usati da tutte le altre console dell’epoca. Una scelta che all’epoca fece discutere parecchio e che ancora oggi incuriosisce appassionati e collezionisti. Ma perché Nintendo decise di andare controcorrente?
Con il GameCube, la casa di Kyoto segnò un passaggio importante nella propria storia, abbandonando le cartucce che avevano caratterizzato il Nintendo 64 per passare finalmente al supporto ottico. Però, mentre PlayStation 2, Xbox e Dreamcast adottarono DVD di dimensioni tradizionali, Nintendo scelse una strada tutta sua con dei mini DVD proprietari. E no, non fu un capriccio di design.
Pirateria e costi di produzione: le ragioni dietro la scelta
Il motivo principale dietro ai dischi del GameCube era la lotta alla pirateria. Già con la prima PlayStation il fenomeno aveva raggiunto proporzioni enormi, e negli anni successivi si sarebbe diffuso anche su PS2. Nintendo, con questa mossa, rese la vita molto più complicata a chi voleva copiare i giochi: contraffare un disco da 8 centimetri era decisamente più difficile rispetto al formato da 12 centimetri, ormai diffusissimo non solo per i videogiochi ma anche per film e serie tv.
C’era poi una seconda ragione, più pragmatica: i mini DVD costavano meno da produrre. Per il colosso nipponico, abbattere i costi di produzione era un vantaggio tutt’altro che trascurabile, soprattutto in una generazione di console dove la competizione sul prezzo era feroce.
I lati negativi e l’eredità dei mini DVD
Questa strategia, però, portò con sé effetti collaterali piuttosto evidenti. Il GameCube non poteva funzionare come lettore DVD, una funzionalità che ai tempi era richiestissima dai consumatori. Si ritiene anzi che proprio la capacità di riprodurre film sia stata uno dei fattori chiave dietro il successo straordinario di PS2.
E poi c’era il problema della capienza. I mini DVD contenevano molti meno dati rispetto ai DVD normali, e questo mise in difficoltà parecchi sviluppatori, soprattutto quelli di terze parti. Il risultato fu che diversi giochi finirono per essere distribuiti su due dischi separati, una soluzione poco elegante ma necessaria.
Va detto che non tutto era negativo. Le dimensioni ridotte dei dischi del GameCube permettevano al laser della console di leggere i contenuti più rapidamente, garantendo tempi di caricamento più veloci rispetto alla concorrenza. Un dettaglio tecnico che i giocatori più attenti notavano eccome.
