Il fenomeno delle auto senza assicurazione in Italia ha raggiunto numeri che fanno impressione. Nel 2024 circa 2,9 milioni di veicoli risultavano privi di copertura RC Auto, pari al 6,1% dell’intero parco circolante nazionale. E il dato è in crescita del 23,4% rispetto al 2022, segno che il problema non solo non si sta risolvendo, ma peggiora di anno in anno. Ora il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha lanciato una nuova proposta: un sistema di controllo automatico basato sulle telecamere già presenti sulle strade italiane. Un’idea chiara sulla carta, molto meno semplice da mettere in pratica.
Ogni veicolo non assicurato rappresenta in media 460 euro di premio non versato. Moltiplicando questa cifra per 2,9 milioni si arriva a quasi 1,3 miliardi di euro che ogni anno sfuggono al sistema assicurativo. E a pagarne le conseguenze sono gli automobilisti in regola, costretti a sobbarcarsi polizze più alte. Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, finanziato da una quota del 2,5% applicata su ogni premio RC Auto versato in Italia, nel 2024 ha erogato oltre 50.000 indennizzi. Chi paga la polizza, in sostanza, copre anche i danni provocati da chi circola senza.
Dal punto di vista geografico, il fenomeno non è più confinato al Sud. La Campania resta la regione con il tasso più alto (10,6% dei veicoli in circolazione), seguita dalla Sicilia con l’8,8%. Il dato davvero sorprendente riguarda però il Nord: tra il 2021 e il 2024 i veicoli senza assicurazione nelle regioni settentrionali sono aumentati del 53,5%, quasi il doppio dell’incremento medio nazionale.
La proposta Salvini sulle telecamere e gli ostacoli concreti
L’idea avanzata da Salvini non nasce dal nulla. Già una norma del 2015 prevedeva la possibilità di collegare autovelox e varchi ZTL alle banche dati della Motorizzazione Civile e delle compagnie assicurative per verificare in automatico la copertura. Un controllo incrociato che, con le tecnologie attuali, sembrerebbe banale da realizzare. Il problema è che quel sistema non è mai entrato in funzione. Il motivo è tecnico: nessun dispositivo in commercio ha ottenuto l’omologazione specifica del Ministero delle Infrastrutture per rilevare la mancata copertura assicurativa. Senza quella omologazione, le telecamere possono al massimo segnalare un veicolo potenzialmente irregolare, ma non emettere sanzioni automatiche. Per quello serve ancora un agente fisicamente presente.
C’è poi il nodo della privacy. Il Garante ha chiarito più volte che i sistemi di videosorveglianza possono raccogliere ed elaborare solo dati strettamente pertinenti alle finalità per cui sono stati omologati. Un autovelox pensato per rilevare eccessi di velocità non può essere utilizzato per scansionare tutte le targhe in transito alla ricerca di auto senza assicurazione, se non esiste una violazione specifica che giustifichi quel tipo di controllo.
Il governo punta quindi a varare una norma che attribuisca alle telecamere una finalità autonoma e specifica, con nuova omologazione e una base giuridica chiara, elaborata dal Ministero delle Imprese insieme all’IVASS e al Garante. Ma ogni passaggio richiede tempo: trovare l’equilibrio tra contrasto all’evasione assicurativa e tutele GDPR, ottenere i pareri necessari, ridefinire i protocolli di accesso alle banche dati in tempo reale e completare le omologazioni non è un percorso che si chiude in pochi mesi. La scadenza estiva indicata da Salvini appare, ad oggi, piuttosto difficile da rispettare.
