Che il segnale Wi-Fi sia ovunque non è certo una novità. Case, uffici, ristoranti, strade: le zone d’ombra sono praticamente sparite. Quello che forse non tutti sanno è che questa onnipresenza delle onde radio ha aperto la porta a qualcosa di molto più sorprendente della semplice connessione a internet. Il Wi-Fi, infatti, può essere usato per tracciare le persone, riconoscerle e persino distinguerle una dall’altra all’interno di una stanza.
Come il Wi-Fi riesce a identificare chi si trova in una stanza
Un gruppo di ricercatori della Northwest Polytechnical University of China ha dimostrato che è possibile seguire gli spostamenti di alcune persone analizzando le variazioni del segnale Wi-Fi emesso da un normalissimo router casalingo. Il principio, per quanto possa sembrare fantascientifico, è relativamente intuitivo: il corpo umano, fermo o in movimento, rappresenta un ostacolo per le onde radio. E quel disturbo nel segnale racconta molto più di quanto si potrebbe immaginare.
Grazie ad algoritmi di machine learning, gli studiosi cinesi hanno insegnato a un computer a distinguere le persone dagli oggetti inanimati. La tecnologia si chiama FreeSense e riesce a riconoscere un individuo specifico all’interno di un gruppo di due persone nel 95% dei casi. Con sei persone nella stessa stanza, la percentuale scende all’89%, che resta comunque un risultato notevole.
L’applicazione pratica più immediata? Una smart home in cui il router riconosce chi entra in casa. Se capta la presenza del padrone di casa, abilita l’accesso ai dispositivi connessi. In caso contrario, blocca tutto. Niente password, niente impronte digitali: basta il Wi-Fi.
Non solo la Cina: altri esperimenti dal mondo
La ricerca cinese non è un caso isolato. Università australiane e britanniche hanno condotto esperimenti simili, anche se con risultati meno precisi (93% e 77% di accuratezza nelle stesse condizioni). Al MIT, invece, sono riusciti a individuare persone e tracciare i movimenti delle braccia persino attraverso un muro. Con sensori più raffinati, gli stessi scienziati hanno monitorato respirazione e battito cardiaco al di là di una parete.
C’è poi il sistema WiKey, sviluppato alla University of Michigan, che riconosce i movimenti delle dita e riesce a indovinare il 93,5% delle frasi digitate su una tastiera in condizioni reali. Ogni tasto, infatti, produce un movimento unico delle dita, e associando queste micro variazioni al machine learning si ottiene un risultato che fa un po’ impressione.
Il protocollo IEEE 802.11mc: tracciamento alla portata di tutti
Mentre la ricerca accademica esplora scenari avanzati, l’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) ha sviluppato qualcosa di più concreto e immediatamente utilizzabile. Il protocollo IEEE 802.11mc permette di tracciare persone e oggetti in ambienti chiusi sfruttando hotspot Wi-Fi pubblici e dispositivi wireless già esistenti.
Il meccanismo è semplice: si calcola il tempo che intercorre tra l’invio e la ricezione di un pacchetto dati da parte di uno smartphone, uno smartwatch o qualsiasi altro dispositivo connesso. Triangolando queste informazioni con i dati di più hotspot distribuiti nella struttura, e proiettandoli su una mappa digitale, si ottiene una geolocalizzazione indoor precisa. Senza bisogno di algoritmi complessi né di hardware particolare.
Le applicazioni sono già a portata di mano: centri commerciali, aeroporti, stazioni, ospedali. Tutti luoghi dove il GPS fatica ad arrivare e dove basterebbe scaricare un’app e attivare il Wi-Fi per orientarsi senza perdersi. Il bello è che funziona con i ripetitori Wi-Fi già in commercio, il che rende il protocollo IEEE 802.11mc una soluzione pronta all’uso, non un progetto futuristico destinato a restare nel cassetto.
