Una batteria a base d’acqua capace di resistere per circa 300 anni sembra fantascienza, eppure un gruppo di ricerca sino-hongkonghese ha dimostrato che la cosa è tutt’altro che impossibile. E la chiave di volta, per quanto bizzarro possa sembrare, ha a che fare con il tofu.
Il team, composto da ricercatori attivi tra Cina e Hong Kong, ha messo a punto un prototipo di batteria che utilizza un elettrolita neutro a base d’acqua, formulato con sali di magnesio e calcio. Esattamente gli stessi composti che vengono impiegati nel processo di coagulazione per produrre il tofu. Un dettaglio curioso, certo, ma che racconta molto sulla filosofia dietro questo progetto: trovare materiali sicuri, economici e abbondanti per costruire sistemi di accumulo energetico su larga scala.
Una batteria a base d’acqua da 120.000 cicli
Il dato che fa davvero impressione riguarda la durata. Nei test condotti dal team, questa batteria a base d’acqua ha superato i 120.000 cicli di carica e scarica. Per dare un’idea del contesto: nessuna tecnologia commerciale attualmente disponibile riesce ad avvicinarsi a un numero simile. Le batterie al litio più performanti, quelle che alimentano auto elettriche e dispositivi di ogni tipo, raggiungono qualche migliaio di cicli prima di degradarsi in modo significativo. Qui si parla di un ordine di grandezza completamente diverso.
Traducendo quei 120.000 cicli in termini temporali, i ricercatori stimano una vita operativa potenziale che potrebbe arrivare fino a 300 anni. Ovviamente si tratta di una proiezione teorica basata sui dati di laboratorio, ma il messaggio è chiaro: la longevità di questa soluzione non ha paragoni con quanto esiste oggi sul mercato.
Sicurezza e accumulo di energia rinnovabile
C’è poi un altro aspetto che rende questa batteria a base d’acqua particolarmente interessante, ed è la sicurezza. L’elettrolita acquoso neutro non è infiammabile, non è tossico, non presenta i rischi di surriscaldamento o esplosione tipici delle celle agli ioni di litio. Per applicazioni di accumulo su larga scala di energia rinnovabile, questo fattore conta tantissimo. Pensando a impianti enormi, magari collocati vicino a centri abitati o integrati con parchi eolici e solari, poter contare su una tecnologia intrinsecamente sicura cambia completamente le regole del gioco.
L’uso di sali di magnesio e calcio, inoltre, garantisce costi contenuti e una catena di approvvigionamento molto più semplice rispetto a materiali rari come cobalto o litio. Non si tratta di elementi esotici o difficili da reperire, anzi. Sono sostanze comuni, già utilizzate nell’industria alimentare, il che potrebbe facilitare enormemente una futura produzione su scala industriale.
Il progetto del team sino–hongkonghese si inserisce in una corsa globale allo sviluppo di batterie alternative capaci di supportare la transizione energetica senza dipendere esclusivamente dal litio. Questa batteria a base d’acqua con i suoi 120.000 cicli certificati in laboratorio rappresenta uno dei risultati più notevoli emersi finora in questo ambito.
