Niente telecamere, niente sensori indossabili, niente smartphone in tasca. WhoFi è un sistema di identificazione e tracciamento delle persone che funziona esclusivamente attraverso i segnali Wi-Fi già presenti in qualsiasi ambiente. Sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, questo progetto apre scenari affascinanti e, va detto, anche qualche interrogativo non banale sul fronte della privacy.
Come funziona WhoFi e perché è diverso da tutto il resto
Il principio alla base è più semplice di quanto si possa immaginare. Ogni corpo umano, quando si trova in una stanza, altera in modo unico i segnali Wi-Fi che rimbalzano tra router e dispositivi riceventi. WhoFi analizza queste alterazioni, chiamate tecnicamente CSI (Channel State Information), e le usa per costruire una sorta di impronta digitale corporea. Ogni persona modifica il segnale in maniera leggermente diversa, a seconda della propria corporatura, altezza, modo di muoversi e postura.
La parte più interessante è che non serve portare nulla addosso. Il sistema riconosce e traccia gli individui in modo completamente passivo: basta che ci sia una rete Wi-Fi attiva nell’ambiente. I ricercatori della Sapienza hanno addestrato un modello di intelligenza artificiale capace di distinguere tra diversi soggetti analizzando le variazioni del segnale in tempo reale. I test condotti in laboratorio hanno mostrato risultati piuttosto solidi, con percentuali di accuratezza che in determinate condizioni superano il 90%.
WhoFi non ha bisogno di infrastrutture complesse. Può funzionare con hardware comune, quello che si trova già installato in case, uffici o spazi pubblici. Ed è proprio questo aspetto a renderlo tanto promettente quanto delicato.
Le applicazioni possibili e i nodi ancora aperti
Le possibilità di utilizzo sono parecchie. Si va dalla domotica intelligente, dove la casa riconosce chi è presente e adatta luci o temperatura senza bisogno di comandi vocali, fino al monitoraggio degli anziani che vivono soli, per verificare che si muovano regolarmente durante la giornata. Anche in ambito sicurezza, WhoFi potrebbe rilevare presenze non autorizzate in ambienti sensibili senza l’ingombro di telecamere o badge.
Poi c’è il rovescio della medaglia. Un sistema che identifica le persone senza che queste facciano nulla, senza che indossino nulla, senza che ne siano nemmeno consapevoli, solleva questioni serie sul piano della protezione dei dati personali. In Europa il GDPR pone vincoli molto stringenti sull’identificazione biometrica, e WhoFi rientra potenzialmente in questa categoria. I ricercatori ne sono consapevoli e nel paper dedicato al progetto affrontano esplicitamente il tema, sottolineando la necessità di definire regole chiare prima di qualsiasi applicazione su larga scala.
Il fatto che WhoFi sia nato in un contesto accademico italiano, alla Sapienza di Roma, è un dettaglio che vale la pena sottolineare. Dimostra che anche nel panorama europeo della ricerca ci sono laboratori capaci di sviluppare tecnologie all’avanguardia nel campo del riconoscimento passivo. Il passo successivo sarà capire se e come questa tecnologia potrà uscire dai laboratori per entrare nella vita quotidiana, con tutte le cautele del caso.
