Trasformare ChatGPT in una piattaforma per fare acquisti sembrava un’idea destinata a rivoluzionare lo shopping online. Eppure, a distanza di mesi dal lancio di questa funzionalità, i numeri raccontano una storia molto diversa. Secondo un report pubblicato da The Information, OpenAI starebbe facendo marcia indietro su uno dei progetti più ambiziosi legati al suo chatbot: la possibilità di comprare prodotti direttamente dalla chat, senza uscire dall’app.
Pochi acquisti, tanta ricerca: ecco cosa non ha funzionato
Il problema, a quanto pare, è piuttosto semplice da riassumere. Gli utenti usano ChatGPT volentieri per cercare prodotti, confrontare opzioni, farsi consigliare. Ma quando arriva il momento di tirare fuori la carta di credito e completare l’acquisto, quasi nessuno lo fa dentro il chatbot. I dati interni di OpenAI, sempre secondo The Information, avrebbero confermato questa dinamica in modo piuttosto netto: tanta curiosità, pochissime conversioni.
Ed è proprio questo divario ad aver spinto l’azienda a cambiare rotta. Invece di gestire internamente tutta l’infrastruttura e-commerce necessaria per processare pagamenti e ordini, OpenAI ha scelto di reindirizzare gli utenti verso app di terze parti dove possono inserire i dati di pagamento e finalizzare l’acquisto in modo più tradizionale. Un portavoce dell’azienda ha confermato questa evoluzione spiegando che la strategia commerciale di ChatGPT si sta spostando verso le app esterne, dove gli acquisti possono avvenire «in modo più fluido».
Detto in parole povere: costruire un vero sistema di e-commerce dentro un chatbot si è rivelato più complicato del previsto. Non basta suggerire il prodotto giusto, serve anche fiducia, semplicità nel processo di pagamento e un’esperienza utente che, evidentemente, ChatGPT non riusciva ancora a garantire.
L’effetto sui mercati finanziari e sul settore viaggi
La notizia del ridimensionamento non è passata inosservata neppure in borsa. Giovedì scorso le azioni di Expedia sono salite dell’8%, mentre quelle di Tripadvisor hanno registrato un balzo del 13%. Il motivo è abbastanza intuitivo: molti investitori temevano che gli agenti AI potessero scavalcare le tradizionali agenzie di viaggio online, gestendo in autonomia prenotazioni e pianificazione degli itinerari. Il fatto che OpenAI stia facendo un passo indietro su questo fronte ha ridato fiato a chi opera nel settore del turismo digitale.
Resta da capire se si tratti di una pausa temporanea o di un segnale più profondo. ChatGPT continua a essere uno strumento potentissimo per la ricerca e il confronto tra prodotti, ma il passaggio dalla raccomandazione all’acquisto diretto si è dimostrato un ostacolo che OpenAI non è riuscita a superare con la velocità sperata. La gestione dei pagamenti, la logistica, le partnership con i commercianti: sono tutti tasselli di un puzzle che richiede competenze molto diverse rispetto a quelle di un modello linguistico, per quanto avanzato.
Il sogno di uno shopping completamente gestito dall’intelligenza artificiale non è tramontato, ma dovrà evidentemente fare i conti con la realtà di un mercato dove la fiducia degli utenti si conquista un acquisto alla volta.
