Può sembrare un paradosso, eppure è esattamente quello che sta succedendo. Battlefield 6, il gioco che ha riscritto i numeri della serie con un debutto clamoroso, sta vedendo i propri team di sviluppo ridimensionati attraverso una serie di licenziamenti che hanno colpito tutti e quattro gli studi coinvolti nel progetto. La notizia, riportata da IGN e confermata da diverse testimonianze interne, racconta di tagli trasversali che lasciano più di qualche perplessità, soprattutto alla luce dei risultati commerciali straordinari ottenuti dal titolo.
Stando a quanto emerso, il personale coinvolto avrebbe ricevuto comunicazione dei licenziamenti come parte di un cosiddetto “riallineamento” degli studi dedicati a Battlefield. Electronic Arts ha comunque assicurato che il supporto al gioco proseguirà regolarmente e che tutti i team resteranno operativi. Ma il messaggio, per chi ha perso il posto, suona come una magra consolazione.
Tutti e quattro gli studi coinvolti nei tagli
Non si tratta di un intervento chirurgico su un singolo reparto. I licenziamenti hanno toccato Criterion, DICE, Ripple Effect e Motive Studios, vale a dire l’intera struttura che ha lavorato alla realizzazione di Battlefield 6, dalla fase di sviluppo principale fino alla produzione dei contenuti post lancio. Non ci sono cifre ufficiali sull’entità dei tagli, ma il fatto che nessuno dei quattro studi sia stato risparmiato dà l’idea di una riorganizzazione piuttosto ampia.
L’operazione sembra pensata per riorientare le risorse verso il supporto post lancio, ora che la fase di sviluppo principale si è conclusa. Una dinamica che, va detto, non è insolita nell’industria dei videogiochi. Capita spesso che, dopo il rilascio di un titolo, gli organici vengano snelliti. Quello che colpisce, però, è il contesto in cui tutto questo avviene.
Numeri da capogiro che non bastano a proteggere i posti di lavoro
Battlefield 6 è stato il gioco più venduto del 2025 negli Stati Uniti. Ha piazzato 7 milioni di copie in appena tre giorni e ha segnato il miglior lancio di sempre per l’intera serie Battlefield. Numeri impressionanti, che evidentemente non sono bastati a mettere al sicuro chi quel successo lo ha costruito con il proprio lavoro.
C’è però un dato che potrebbe aiutare a spiegare, almeno in parte, la decisione di EA. Nei tre mesi successivi all’uscita, Battlefield 6 ha registrato un calo significativo sia nel numero di giocatori online sia nel coinvolgimento della community. Un declino che potrebbe aver spinto l’azienda a rivedere le proprie proiezioni sul lungo periodo e, di conseguenza, a ridimensionare gli investimenti sugli studi coinvolti.
A rendere il quadro ancora più pesante, nei giorni scorsi è arrivata la notizia della scomparsa di Vince Zampella, veterano di Call of Duty e fondatore di Respawn Entertainment, che era stato messo a capo dell’intero progetto Battlefield 6. Una perdita enorme per l’industria e per il futuro stesso della serie, che ora si trova a fare i conti contemporaneamente con il lutto per una figura chiave e con un ridimensionamento organizzativo che lascia molte domande aperte sul percorso che EA intende seguire da qui in avanti.
