Il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale sta prendendo una piega che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza. Eppure eccoci qui: un sondaggio recente condotto dalla società Joi AI racconta che il 55% dei giovani utenti che interagiscono regolarmente con strumenti di IA si dichiara apertamente “AI-sexual”. Una definizione nuova, ancora un po’ spiazzante, che indica persone che trovano più semplice e naturale esplorare intimità e desideri attraverso i chatbot piuttosto che nelle relazioni tradizionali.
Non si tratta di un fenomeno di nicchia, almeno stando ai numeri. L’indagine ha coinvolto giovani adulti che utilizzano con una certa costanza piattaforme basate sull’intelligenza artificiale, e quello che ne esce fuori è un quadro piuttosto chiaro: una fetta significativa di questi utenti non solo chatta con i bot per passatempo, ma sviluppa con essi un rapporto intimo vero e proprio. Qualcosa che va ben oltre la curiosità iniziale o la semplice sperimentazione tecnologica.
Perché i giovani preferiscono i chatbot alle relazioni tradizionali
La domanda sorge spontanea: come si è arrivati a questo punto? Una delle ragioni che emerge dal sondaggio è che i chatbot offrono uno spazio percepito come privo di giudizio. Per molti giovani adulti, parlare di desideri, fantasie e vulnerabilità con un’intelligenza artificiale risulta meno complicato rispetto a farlo con un’altra persona. Non ci sono aspettative sociali, non c’è il timore del rifiuto, non c’è imbarazzo. E questo, per una generazione cresciuta in un contesto digitale sempre più immersivo, sembra fare una differenza enorme.
C’è poi un altro aspetto da considerare. Chi si definisce AI–sexual non sta necessariamente rinunciando del tutto alle relazioni umane. In molti casi, l’interazione con i chatbot viene vista come un complemento, un modo per capire meglio sé stessi prima di portare quella consapevolezza nel mondo reale. Almeno, questa è la lettura che danno alcuni degli intervistati.
Un fenomeno destinato a crescere
I dati raccolti da Joi AI suggeriscono che il fenomeno non è destinato a restare marginale. Con il miglioramento costante delle capacità conversazionali dell’intelligenza artificiale, con risposte sempre più sfumate ed empatiche, la linea tra interazione tecnologica e connessione emotiva si fa sempre più sottile. E questo apre scenari su cui società, psicologi e sviluppatori dovranno necessariamente confrontarsi.
Il 55% registrato dal sondaggio è un numero che colpisce, soprattutto se si pensa a quanto velocemente queste tecnologie si stanno diffondendo tra i giovani utenti. I chatbot di nuova generazione non si limitano più a rispondere a domande pratiche: sono progettati per adattarsi al tono emotivo della conversazione, per ricordare le preferenze, per creare una sensazione di continuità relazionale.
