Nel conflitto che coinvolge l’Iran emerge un nuovo protagonista tecnologico. Le operazioni militari più recenti avrebbero visto l’impiego per la prima volta del Precision Strike Missile , conosciuto con l’acronimo PrSM. Si tratta di uno dei sistemi d’arma più recenti. E’ stato sviluppato per l’esercito statunitense ed è destinato a sostituire il precedente missile-ATACMS.
Il suo debutto rappresenta un passaggio importante per questo programma militare. L’obiettivo? Aumentare la capacità di attacco a lunga distanza. Secondo le immagini e le informazioni diffuse il missile sarebbe stato lanciato attraverso il sistema HIMARS , il lanciatore mobile su ruote già utilizzato in diverse guerre negli ultimi anni.
Una delle differenze più evidenti rispetto ai sistemi precedenti riguarda la configurazione dei lanciatori . I pod compatibili con il PrSM possono contenere due missili. Invece quelli utilizzati per l’ATACMS trasportavano un solo ordine. Ciò consente di aumentare la capacità di fuoco senza modificare radicalmente la piattaforma di lancio.
Il PrSM è stato progettato dall’azienda americana Lockheed Martin come missile balistico superficie-superficie di nuova generazione. La sua introduzione rientra in un più ampio processo di modernizzazione degli armamenti dell’esercito, che punta a sistemi più precisi, flessibili e aggiornabili nel tempo.
Iran e guerra tecnologica, come funziona il missile PrSM
Dal punto di vista tecnico il missile presenta dimensioni relativamente compatte per la sua categoria. Il corpo misura circa 3,96m di lunghezza e ha un diametro di poco superiore ai 40cm. La struttura è stata progettata con un’architettura modulare. Una scelta che permette di integrare aggiornamenti tecnologici o nuovi componenti senza riprogettare completamente il sistema.
La prima versione, chiamata Incremento 1, è in grado di colpire l’obiettivo a una distanza massima di circa 500km. Molto più lontano rispetto al vecchio ATACMS, che si fermava attorno ai 300km. Questo incremento consente alle forze armate di mantenere i sistemi di lancio più lontani dalla linea del fronte, riducendo i rischi per gli operatori.
Il programma di sviluppo non si fermerà però a questa prima versione. Gli ingegneri stanno già lavorando a varianti con una gittata più ampia. Quest’ultima potrebbe raggiungere circa 650km e superare addirittura i 1000km nelle generazioni future.
Uno degli elementi che rendono questi missili difficili da contrastare è la velocità raggiunta nella fase finale della traiettoria. Quando si avvicinano all’obiettivo, infatti, accelerano rapidamente. Ciò rende più complessa l’intercettazione da parte dei sistemi di difesa. Tra i progetti in sviluppo c’è anche una variante antinave, indicata come Increment-2 . Essa dovrebbe integrare sensori avanzati capaci di individuare bersagli in movimento nell’ambiente marittimo, ampliando ulteriormente le possibilità operative del sistema.
