Che l’aria che respiriamo stia peggiorando non è certo una novità. Ma che l’inquinamento atmosferico stia letteralmente modificando la composizione del sangue umano, ecco, questo è un dato che fa un certo effetto. Uno studio recente pubblicato sulla rivista Air Quality, Atmosphere & Health ha messo nero su bianco qualcosa che molti sospettavano ma nessuno aveva ancora quantificato con questa precisione: l’aumento di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera sta lasciando tracce misurabili nel nostro organismo. E la direzione non è delle più rassicuranti.
La ricerca si basa su vent’anni di dati sanitari raccolti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un enorme database che monitora la salute della popolazione statunitense. Il gruppo di ricerca ha analizzato in modo specifico i valori ematochimici, concentrandosi su un composto che spesso passa inosservato nelle analisi di routine: il bicarbonato nel sangue.
Perché il bicarbonato è così importante
Qui serve un piccolo passaggio tecnico, ma niente di complicato. Quando la CO2 entra nel nostro corpo attraverso la respirazione, viene convertita proprio in bicarbonato. In condizioni normali, questo processo è perfettamente fisiologico e aiuta a mantenere stabile il pH del sangue. Il problema nasce quando la CO2 atmosferica aumenta troppo, perché a quel punto anche il bicarbonato nel sangue cresce di conseguenza.
Ed è esattamente quello che i ricercatori hanno trovato. La concentrazione media di bicarbonato è passata da 23,8 a 25,3 milliequivalenti per litro nell’arco di due decenni. Parliamo di un aumento del 7% circa, pari allo 0,34% annuo. Un dato che cammina di pari passo con l’incremento della CO2 atmosferica nello stesso periodo.
“Quello che stiamo osservando è un graduale cambiamento nella chimica del sangue che rispecchia l’aumento dell’anidride carbonica atmosferica”, ha spiegato il fisiologo respiratorio Alexander Larcombe della Curtin University in Australia. Un’affermazione che suona quasi ovvia, eppure nessuno prima aveva collegato questi due fenomeni con dati così solidi.
I livelli non sono ancora pericolosi, ma la traiettoria preoccupa
Va detto chiaramente: al momento questi valori non rappresentano un pericolo immediato per la salute. Nessun allarmismo fuori luogo. Però c’è un “però” grande come una casa. Se la tendenza attuale dovesse proseguire senza interventi significativi, i modelli stimano che intorno al 2076 i livelli medi di bicarbonato nel sangue potrebbero avvicinarsi al limite superiore dell’intervallo considerato normale. E superare quella soglia significherebbe entrare in territorio problematico per milioni di persone.
Per dare un po’ di contesto: i livelli di CO2 nell’atmosfera terrestre sono rimasti sostanzialmente stabili per almeno 150.000 anni di storia dell’Homo sapiens, oscillando tra 280 e 300 parti per milione. Negli ultimi decenni la situazione è cambiata radicalmente. Si è passati da circa 369 ppm nel 2000 a oltre 420 ppm oggi. Un’accelerazione senza precedenti nella storia della nostra specie.
Il ricercatore Bierwirth ha messo la questione in termini piuttosto crudi: “Sembra che ci siamo adattati a un intervallo di CO2 nell’aria che potrebbe essere stato ormai superato. Poiché la CO2 è ora più alta di quanto gli esseri umani abbiano mai sperimentato, si sta accumulando nei nostri corpi. Forse non riusciremo mai ad adattarci, ed è di vitale importanza limitare i livelli atmosferici”.
Non si tratta di fare catastrofismo. Si tratta di prendere atto che il nostro sangue sta registrando fedelmente quello che facciamo all’aria che respiriamo. E che il corpo umano, per quanto straordinario nella sua capacità di adattamento, potrebbe non avere risposte infinite a un problema che continua a crescere. La scienza ha lanciato il segnale. Ora tocca a tutti gli altri raccoglierlo.
