Il mercato globale delle batterie per auto elettriche è dominato dalla Cina. È un dato industriale, non un’opinione. L’Europa sta provando a colmare il divario, ma oggi produrre celle nel Vecchio Continente costa sensibilmente di più rispetto ad acquistarle in Asia. Uno studio pubblicato da Transport & Environment prova a quantificare questo differenziale e, soprattutto, a spiegare perché – secondo l’organizzazione – valga comunque la pena sostenerlo. La domanda è semplice: quanto costa la sovranità industriale?
Il divario oggi e quello stimato per il 2030
Secondo l’analisi, le celle prodotte in Europa costano in media il 90% in più rispetto a quelle cinesi. Con gli Stati Uniti il gap si ferma attorno al 17%. Una forbice che pesa enormemente su un componente che rappresenta il cuore economico dell’auto elettrica. T&E sostiene che il problema non sia strutturale, ma legato alla scala produttiva. Più volumi, maggiore automazione, migliore formazione della manodopera e processi ottimizzati potrebbero ridurre i costi di quasi un terzo.
Nello scenario più ottimistico, entro il 2030 il differenziale scenderebbe a circa 13 euro per kWh, contro gli attuali 38-40 euro. Tradotto su un’auto elettrica media, scegliere una batteria prodotta in Europa costerebbe circa 500 euro in più, con una forchetta compresa tra 300 e 750 euro a seconda del costruttore. T&E definisce questo extra un “premio di sovranità”. Un sovrapprezzo accettabile per ridurre la dipendenza strategica da Pechino.
Il nodo strategico delle batterie
Oggi tra il 45% e il 70% del valore complessivo di un veicolo elettrico è già prodotto in Europa. La dipendenza esterna è concentrata soprattutto sulle batterie, che rappresentano tra l’83% e l’86% dei costi aggiuntivi necessari per localizzare interamente la produzione nel continente. Il paragone evocato è quello delle terre rare. La Cina ha già dimostrato di saper usare il controllo sui minerali critici come leva geopolitica. Le batterie potrebbero diventare il prossimo fronte sensibile.
Non a caso, l’Unione Europea sta valutando di legare l’accesso ai fondi pubblici dell’Industrial Accelerator Act all’utilizzo di componenti prodotti in Europa. Senza una domanda interna garantita, sostengono i promotori dello studio, l’industria europea delle batterie non raggiungerà mai i volumi necessari per competere.
Le incognite di uno scenario ottimistico
La questione, però, è tutt’altro che lineare. Le proiezioni al 2030 si basano su ipotesi favorevoli circa la velocità di crescita della capacità produttiva europea. Automazione, efficienza e formazione dovranno migliorare rapidamente e senza intoppi. C’è poi la posizione opposta, molto presente nel settore automotive, secondo cui imporre requisiti di contenuto locale potrebbe aumentare i costi proprio in una fase delicata per la transizione elettrica. Con margini già compressi e domanda ancora altalenante, ogni centinaio di euro in più può fare la differenza.
