Quando parliamo di supercar o hypercar un nome che sicuramente salta la mente di tutti è quello della Bugatti Veyron, un’automobile decisamente di altissimo livello in grado di superare i 400 km/h di velocità massima, quest’ultima (Bugatti) vanta oltre vent’anni di produzione partendo proprio dai due modelli iconici come la Chiron e la Veyron per l’appunto, le quali però hanno un passato decisamente meno scintillante di quanto si possa pensare, per ritrovarlo infatti bisogna andare indietro nel museo di Autostadt di Wolfsburg dove a raccontarci come tutto iniziato ci pensa la Lamborghini Diablo.
Motori sbagliati ma macchine assolutamente azzeccate
Il merito di questa storia decisamente curiosa, ma scintillante va sicuramente all’ingegnere Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche, il quale aveva guidato lo sviluppo della famosa Porsche 917 e dell’Audi, Quattro prima di giungere alla guida del gruppo Volkswagen del quale fu presidente del consiglio di amministrazione dal 1993 al 2022.
Ferdinand era caratterizzato da una specifica attitudine, non riusciva particolarmente ad accettare che alcuni motori fossero riservati solamente a determinati segmenti e mentre fu al vertice di Volkswagen condusse numerosi esperimenti che andavano di fatto a contraddire tale logica, ad esempio la Passat W8, la quale era una berlina familiare che ricevette un propulsore da Supercar, o ancora un’Audi R8 che fu equipaggiato con un V2 diesel.
L’apice venne raggiunto quando Volkswagen entra in possesso del marchio Lamborghini nel 1998 per poi cominciare a lavorare al progetto Bugatti, Ferdinand seguì la medesima logica scegliendo come protagonista una Diablo SV, qui iniziò la storia del W 16, il quale prima di diventare il motore che conoscevo tutti quanti subì addirittura tre trasformazioni, non a caso il propulsore nasce dall’unione di 2W8 che arrivano proprio dalla Volkswagen Passat citata prima, il risultato fu quello di un W 16 da 8 l che installato all’interno della Lamborghini Diablo erogava addirittura 555 cavalli, un risultato notevole per l’epoca ma lontano dalla configurazione definitiva.
Vera Veyron
Il secondo step lo abbiamo con l’esordio dei quattro turbocompressori, I quali permisero al motore di erogare addirittura 1001 cavalli di potenza, permettendogli di diventare il cuore pulsante della Bugatti Veyron, tutto ciò raggiunse lo step della maturità con la versione recente del W 16 impiegato nelle varie creazioni sempre più di alto livello come la Mistral, ultimo modello che lo impiegò prima del suo ritiro.
Ma tutto questo iniziò per l’appunto dalla Lamborghini Diablo che ricevette pesanti modifiche per poter accogliere il motore a 16 cilindri al posto di quello a 12 originale, gli ingegneri dovettero infatti rielaborare la carrozzeria posteriore praticando numerose aperture aggiuntive in modo da offrire un raffreddamento efficace, anche il fanale posteriore sinistro venne rimosso dal momento che il propulsore occupava troppo spazio.
