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Impronte di pelle da 300 milioni di anni: sono le più antiche al mondo

Impronte di pelle di 300 milioni di anni in Turingia mostrano scaglie e la chiara impronta di coda e cloaca illuminando l'evoluzione dei rettili.

scritto da Felice Galluccio 03/03/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Impronte di pelle da 300 milioni di anni: sono le più antiche al mondo
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Alcune impronte di pelle emerse da una lastra di roccia raccontano una storia sorprendente: un rettile che ha camminato su un paesaggio primordiale e ha lasciato tracce nitide della zampa posteriore e della coda, con dettagli cutanei visibili come in una fotografia antica. Il sito del ritrovamento si trova in Thuringia, nella Germania centrale, e la lastra risale a circa 300 milioni di anni fa, agli albori del Permiano. Non è solo l’età a colpire, ma il grado di conservazione: scaglie e perfino l’impronta di una struttura anatomica poco documentata nei fossili più vecchi.

Il fossile e quello che mostra

Un blocco di pietra che conserva l’impronta di una zampa posteriore e di un tratto di coda diventa una finestra sul passato. Gli studiosi che hanno descritto il reperto su Current Biology lo associano alla nuova traccia battezzata Cabarzichnus pulchrus, nome che rimanda alla cava di Cabarz vicino a Tabarz. Nella pietra si distinguono dettagli della pelle del corpo, una trama squamosa che indica come la superficie esterna di molti primi rettili fosse già differenziata. Ancora più raro è l’elemento che spiazza gli esperti: l’impronta della coda termina in corrispondenza di una sorta di foro che coincide con la posizione dei genitali e della cloaca. Questa caratteristica anatomica è stata individuata con precisione e offre informazioni che normalmente vanno perdute nelle fossili molto antichi. La scoperta suggerisce anche che l’animale, nel complesso, era somigliante a una lucertola per aspetto e orientamento della cloaca, simile a quello osservato oggi nelle lucertole, nei serpenti e nelle tartarughe.

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Perché il ritrovamento conta

Le impronte di pelle e le tracce di strutture molli sono notevolmente rare nella registrazione fossile, e la loro presenza in un campione così antico amplia molto il campo delle ipotesi su come si siano evoluti gli epidermidi dei primi vertebrati terrestri. Secondo i ricercatori, e in particolare il dottor Lorenzo Marchetti, questi dettagli anatomici consentono di ricostruire aspetti dello sviluppo precoce dei rettili che altrimenti rimarrebbero ignoti. Il fatto che la cloaca sia ben visibile non è solo un curioso particolare: fornisce indizi sul posizionamento degli organi e sulla morfologia esterna, elementi utili per capire comportamenti legati alla riproduzione e alla locomozione. Questo fossile non parla solo di un singolo animale, ma illumina una fase evolutiva, mostrando che alcune caratteristiche della cute erano già stabilizzate molto prima di quanto si pensasse.

La scoperta solleva altre domande intriganti: il modo in cui la coda ha lasciato la traccia e il posizionamento del foro suggeriscono possibili modalità di movimento e un contatto ravvicinato con il suolo che potrebbe raccontare comportamenti di scavo o di scivolamento. Inoltre, il confronto con altre tracce fossili e con i rettili moderni permette di incorniciare meglio la diversità anatomica di quei primi ecosistemi terrestri. Di certo, Cabarzichnus pulchrus entra nella lista delle tracce chiave per chi studia l’origine dei rettili, perché offre un livello di dettaglio che di solito manca nelle prove più antiche. Ogni ogni singola impronta diventa così una piccola lezione di biologia antica, una pagina scritta dal tempo che attende di essere letta con cura.

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Felice Galluccio
Felice Galluccio

Appassionato di tecnologia ed elettronica in generale così come dello sport. Scrivere mi migliora la giornata, questo è il lavoro che amo! Never stop learning!

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