La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno generando un’immediata impennata dei prezzi del gas naturale in Europa. Il mercato di riferimento, il TTF di Amsterdam, ha registrato un balzo superiore al 30%, riaccendendo timori già vissuti durante la crisi energetica del 2022.
L’effetto non resta confinato alle contrattazioni finanziarie. Il rincaro del gas si riflette direttamente sul costo dell’energia elettrica e, a cascata, sulle bollette di famiglie e imprese italiane.
TTF in forte rialzo e petrolio verso quota 100 dollari
Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le tensioni nel Golfo Persico si sono intensificate con la chiusura di Hormuz da parte delle Guardie Rivoluzionarie. Il passaggio è cruciale: da quel tratto di mare transita circa un quinto del petrolio mondiale e la totalità dell’export di GNL del Qatar, quarto fornitore dell’Unione Europea.
Il contratto TTF ha chiuso con un aumento del 33%, attestandosi oltre quota 57 euro/MWh, mentre anche il petrolio si muove verso la soglia dei 100 dollari al barile secondo le proiezioni più accreditate. L’Arabia Saudita ha fermato la sua principale raffineria e il Qatar ha sospeso parte della produzione dopo attacchi alle infrastrutture di QatarEnergy, elementi che alimentano ulteriormente la pressione sui mercati.
Per l’Italia, nel breve periodo, la situazione resta sotto controllo grazie alle navi già in transito e alle scorte disponibili. Tuttavia, la variabile tempo è determinante: uno stop prolungato delle rotte potrebbe erodere rapidamente le riserve europee, oggi inferiori rispetto ai livelli del 2022.
Gli effetti sulle bollette italiane
L’impatto sulle famiglie dipenderà dalla durata della crisi e dalla tipologia contrattuale. In Italia circa il 25% delle forniture gas è indicizzato ai prezzi di mercato, rendendo immediato il trasferimento degli aumenti in bolletta. Anche l’energia elettrica risente del rincaro del gas, poiché una quota rilevante della produzione nazionale utilizza centrali termoelettriche.
I dati più recenti mostrano già un incremento del PUN (Prezzo Unico Nazionale) da 114,41 a 125,20 euro/MWh, mentre l’IG Index del gas è salito da 35,09 a 43,82 euro/MWh. Secondo le stime elaborate da Assium, in uno scenario di rincari del 10% le famiglie potrebbero spendere circa 207 euro in più l’anno. Con aumenti più consistenti, la spesa aggiuntiva potrebbe arrivare a 585 euro annui per un nucleo medio con consumi standard.
Il rischio maggiore riguarda un eventuale confronto competitivo con i mercati asiatici per l’acquisto di GNL, dinamica che nel 2022 aveva spinto i prezzi su livelli record. Gli attuali stoccaggi europei, inferiori rispetto a due anni fa, rendono il sistema più vulnerabile a shock prolungati.
