Portarsi dietro una copia completa di Windows 11 su un supporto USB, avviabile su qualsiasi computer, sembrava un’idea rimasta sepolta insieme al vecchio Windows To Go. Quella tecnologia Microsoft l’ha ufficialmente abbandonata, anche se in realtà funziona ancora benissimo (chi volesse provarla può usare un software come Rufus). Ma il punto è un altro: con un’immagine VHDX, un’unità USB sufficientemente veloce e qualche strumento gratuito, si può ottenere qualcosa di molto simile. Anzi, per certi versi anche meglio. Perché non serve reinstallare nulla da zero. Si può prendere il sistema operativo già configurato, con tutti i programmi e le impostazioni, clonarlo in un disco virtuale VHDX e avviarlo da USB su un altro PC. La cosa notevole è che il sistema può partire al primo colpo, rilevare il nuovo hardware e riconfigurare automaticamente driver e periferiche senza schermate blu o errori critici.
L’intero processo richiede un po’ di attenzione, soprattutto quando si ha a che fare con partizioni EFI, licenze, boot UEFI e gestione del file VHDX, ma dal punto di vista tecnico è un’operazione decisamente alla portata.
Preparare il supporto USB con Ventoy e creare il clone VHDX
Per avviare il file VHDX serve Ventoy, uno dei pochi boot manager moderni in grado di gestire immagini VHDX senza configurazioni manuali particolarmente complesse. Il funzionamento pratico è piuttosto lineare: si installa Ventoy sul supporto USB, si crea una cartella chiamata “ventoy” nella partizione principale e ci si copia dentro il file ventoyvhdboot.img che si trova nella sottocartella Win10Based dell’archivio compresso dedicato.
Attenzione però alla scelta del supporto. Usare una comune chiavetta USB economica significa quasi sempre ritrovarsi con avvii lentissimi, freeze casuali e un degrado delle prestazioni che rende tutto inutilizzabile. Windows 11 è molto esigente sul piano delle prestazioni I/O, specialmente quando gira interamente da un’unità esterna. Per un’esperienza davvero utilizzabile conviene puntare su SSD SATA USB, SSD NVMe USB con enclosure USB 3.2 Gen2 e porte compatibili. Come minimo, USB 3.2 Gen1 a 5 Gbps, ma meglio ancora Gen2 a 10 Gbps. E naturalmente l’unità esterna deve avere una capienza superiore alle dimensioni fisiche dell’installazione di Windows 11 che si sta clonando, altrimenti comparirà l’errore VHDBOOTHOSTVOLUMENOTENOUGHSPACE (0x136) al caricamento.
Per creare il clone vero e proprio si usa Disk2vhd, utilità gratuita di Microsoft Sysinternals progettata per convertire un sistema Windows reale in un file VHDX. Il bello di Disk2vhd è che lavora “a caldo”, cioè mentre Windows è in esecuzione, sfruttando il servizio Volume Shadow Copy Service (VSS) per creare una copia istantanea e coerente del filesystem.
Prima della conversione conviene disattivare ibernazione e Avvio rapido con il comando powercfg /h off da un prompt dei comandi con diritti di amministratore, così da evitare che il file hiberfil.sys crei inconsistenze nel clone. Se BitLocker è attivo, meglio sospenderlo temporaneamente.
La scelta delle partizioni giuste è uno degli aspetti più delicati. In un’installazione GPT/UEFI tipica di Windows 11 si trovano normalmente la partizione EFI System, la MSR (Microsoft Reserved), la partizione Windows e la Recovery. Per ottenere un VHDX avviabile basta includere la partizione EFI, quella contenente Windows e la Recovery principale. La MSR si può tranquillamente ignorare, così come eventuali recovery OEM residue. Conviene verificare tutto tramite Gestione disco (Windows+X) confrontando le dimensioni delle varie partizioni.
Una volta individuate le partizioni, si spunta la casella “Use Vhdx” e l’opzione “Use Volume Shadow Copy” in Disk2vhd, si indica il percorso del file VHDX da creare e si avvia la procedura. Poi basta copiare il file nella partizione di Ventoy, riavviare dal supporto esterno e selezionare il file VHDX dal menu di boot.
Primo avvio, gestione licenze e risoluzione dei problemi
Al primo avvio dalla chiavetta Ventoy, Windows 11 rileva il nuovo chipset, installa i driver necessari, riconfigura tutti i dispositivi Plug&Play e completa la migrazione hardware. Dopo uno o due riavvii il sistema è pienamente operativo sulla nuova macchina, senza bisogno di passaggi aggiuntivi. E senza usare sysprep.
Dall’istanza portatile di Windows 11 caricata via USB, è bene aprire il prompt dei comandi con diritti di amministratore e lanciare i comandi slmgr /upk e slmgr /cpky per rimuovere la licenza del PC originale dal clone. Il PC principale conserva la propria installazione, il proprio licensing store e l’eventuale chiave OEM nel firmware UEFI. Nulla viene revocato. Importante anche rinominare il PC virtuale con il comando Rename-Computer da PowerShell e verificare che l’interfaccia di rete non utilizzi un IP statico già assegnato in rete locale.
In Gestione dispositivi possono restare decine di dispositivi “fantasma” della macchina originale: vecchie GPU, controller SATA/NVMe, schede audio, adattatori di rete. Per visualizzarli basta usare il menu Visualizza e selezionare “Mostra dispositivi nascosti”. Appaiono leggermente sbiaditi e possono essere rimossi, anche se chi usa sempre gli stessi sistemi potrebbe preferire conservare i driver già installati.
Quanto all’errore VHDBOOTHOSTVOLUMENOTENOUGHSPACE (0x136), il messaggio può ingannare: non indica necessariamente che il disco virtuale sia pieno, ma che il filesystem host non ha spazio sufficiente. Durante il boot, Windows utilizza il driver VHDMP.sys per montare il disco virtuale e creare strutture temporanee. Se il VHDX è di tipo dinamico, il sistema deve poter espandere i blocchi virtuali durante il caricamento. Non basta quindi che l’unità USB abbia capienza nominale superiore ai dati presenti: serve un margine libero aggiuntivo. La soluzione consiste nel montare il file VHDX tramite Hyper-V con il comando Mount-VHD, ridimensionare l’unità principale in Gestione disco, smontare e poi usare Resize-VHD per adattare l’immagine (ad esempio a 128 GB).
Con le moderne versioni di Windows 11, Microsoft ha migliorato enormemente i meccanismi Plug&Play e il riconoscimento hardware, rendendo possibile un approccio che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato irrealistico: trasformare il proprio PC in un ambiente portatile avviabile da USB, mantenendo applicazioni, configurazioni, dati personali e software già installati. La scelta dell’unità esterna incide enormemente sull’esperienza finale: utilizzare SSD NVMe USB veloci cambia completamente il comportamento del sistema rispetto a una semplice chiavetta economica.
