Le truffe digitali cambiano canale e cercano spazi più difficili da monitorare. Secondo il quarto Consumer Security and Financial Crime Report pubblicato da Revolut, i criminali stanno progressivamente abbandonando i social tradizionali per spostarsi sulle app di messaggistica privata. Il dato più significativo riguarda Telegram, indicata come la piattaforma con la crescita più rapida in termini di frodi segnalate. A livello mondiale i casi riconducibili all’app sono aumentati del 233% e rappresentano ora il 21% del totale. Un balzo che segnala un mutamento strategico preciso.
Gli ambienti chiusi e basati su crittografia offrono infatti maggior anonimato. Le piattaforme del gruppo Meta restano comunque centrali e pesano ancora per il 44% delle segnalazioni nel 2025. Tuttavia la tendenza mostra uno spostamento progressivo verso canali percepiti come più sicuri dagli utenti. Anche TikTok evidenzia un incremento, con frodi sestuplicate nell’ultimo anno, pur partendo da volumi inferiori. Tra le tipologie più diffuse restano stabili le truffe sugli acquisti. Crescono invece con decisione quelle legate a false offerte di lavoro, che nel 2025 raggiungono il 22% dei casi totali. Annunci credibili e richieste di pagamenti anticipati rappresentano lo schema più frequente.
L’Italia tra i paesi più colpiti dalla crescita delle truffe in chat secondo Revolut
Nel contesto italiano il fenomeno appare ancora più marcato. Nel 2025 il 34% delle truffe segnalate a Revolut ha avuto origine su Telegram, la quota più alta tra i Paesi europei osservati. Le frodi sugli acquisti restano la minaccia principale anche in Italia e valgono il 44% dei casi complessivi. Il rapporto richiama inoltre uno studio di Juniper Research, secondo cui nel 2025 le piattaforme social avrebbero generato circa 4,4 miliardi di euro di ricavi da pubblicità fraudolente rivolte agli utenti europei. Numeri che alimentano il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali.
Revolut guarda con favore alle nuove norme antifrode dell’Unione Europea, comprese quelle legate al futuro Regolamento sui Servizi di Pagamento. Allo stesso tempo l’azienda chiede controlli più incisivi e una maggiore collaborazione tra operatori. Woody Malouf, responsabile Financial Crime della società, sottolinea come la rapidità di adattamento dei criminali imponga una risposta condivisa. La fintech ricorda di aver rafforzato i propri strumenti interni, tra cui chatbot anti-truffa e sistemi di avviso preventivo sulle transazioni sospette.
AGGIORNAMENTO: Ecco la risposta ufficiale di Telegram alla vicenda: “Rifiutiamo l’affermazione secondo cui Telegram sarebbe coinvolto in una quantità sproporzionata di truffe. Le truffe si basano sulla capacità di diffondersi rapidamente, cosa che avviene facilmente sulle piattaforme di social media aperte basate su algoritmi di raccomandazione, cosa che Telegram non utilizza.
A causa della loro dipendenza dallo spam per diffondersi, le protezioni automatiche di Telegram bloccano milioni di campagne di truffa prima ancora che possano iniziare. I moderatori di Telegram monitorano e accettano proattivamente le segnalazioni per rimuovere eventuali tentativi che non possono essere bloccati automaticamente.”
