Il sistema anti drone sviluppato in Germania non ha nulla di fantascientifico, eppure funziona. Quando si pensa alla difesa contro i velivoli senza pilota, vengono subito in mente laser, contromisure elettroniche e tecnologie da film. E invece no. Un gruppo di scienziati tedeschi ha deciso di guardare al passato, molto indietro nel passato, ispirandosi a un principio che i pastori sudamericani conoscevano già secoli fa: quello della bola, quella sorta di laccio con pesi alle estremità usato per catturare animali al volo.
Sembra quasi una battuta, ma i risultati parlano chiaro. I ricercatori del Karlsruhe Institute of Technology, noto anche come KIT, hanno messo a punto un metodo che non prevede proiettili, esplosivi né fasci di energia. Niente di tutto questo. Il loro sistema anti drone si basa su qualcosa di incredibilmente concreto e tangibile: sottili catene metalliche lanciate contro il bersaglio. Una volta raggiunte le eliche del drone, queste catene si avvolgono in modo istantaneo attorno ai rotori, bloccandoli e facendo precipitare il velivolo in pochi istanti.
Come funziona il sistema anti drone del KIT
Il meccanismo è di una semplicità quasi disarmante. Le catene utilizzate sono leggere, progettate per essere lanciate con precisione verso il drone nemico. Non servono munizioni costose, non servono sistemi di puntamento da centinaia di migliaia di euro, e soprattutto non servono tecnologie elettroniche che possono essere a loro volta disturbate o neutralizzate dal nemico. È una soluzione puramente fisica, il che la rende resistente a qualsiasi tipo di guerra elettronica.
Questo approccio ha un vantaggio che non va sottovalutato: il costo. Mentre i sistemi di difesa aerea tradizionali richiedono investimenti enormi sia per lo sviluppo che per la manutenzione, un sistema basato su catene metalliche è economico da produrre e facile da gestire sul campo. Non è un dettaglio trascurabile, soprattutto in un contesto in cui la proliferazione dei droni ha reso la minaccia sempre più diffusa e quotidiana, tanto nei contesti militari quanto nella protezione di infrastrutture civili sensibili.
Perché una tecnologia così semplice potrebbe fare la differenza
Il problema dei droni, siano essi di fabbricazione russa, cinese o di qualsiasi altra provenienza, è che sono diventati economici e accessibili. Questo significa che anche attori non statali possono metterne in campo un numero elevato. Rispondere a uno sciame di droni da poche centinaia di euro con missili che ne costano decine di migliaia non è sostenibile nel lungo periodo. Ed è proprio qui che il sistema anti drone del KIT trova la sua ragion d’essere.
I ricercatori tedeschi hanno dimostrato che non sempre serve la soluzione più complessa per risolvere un problema moderno. A volte basta ripensare strumenti antichi in chiave contemporanea. Le catene del KIT non sono certo un’arma definitiva contro ogni tipo di minaccia aerea, ma rappresentano un tassello interessante in un panorama dove la difesa anti drone richiede risposte rapide, economiche e affidabili. Il fatto che il principio alla base sia lo stesso di un attrezzo da pastori la dice lunga su come, nella tecnologia militare, l’innovazione non significhi sempre guardare avanti.
