Luca Ward, uno dei doppiatori più celebri e riconoscibili d’Italia, ha deciso di tutelare la propria voce. La scelta di porre un marchio sulla voce nasce dall’avanzare rapidissimo delle tecnologie di sintesi vocale basate su intelligenza artificiale. Oggi un algoritmo può replicare una voce con una precisione quasi inquietante, catturando accenti, pause e modulazioni come se fosse la persona stessa a parlare. E se ciò, da un lato, apre prospettive creative fino a pochi anni fa impensabili, dall’altro espone i professionisti a un rischio concreto. Ovvero l’uso non autorizzato della loro voce, magari per scopi commerciali, senza consenso o controllo. A seguire la procedura è stato lo studio MPMLegal, con il coordinamento del professor Marco Mastracci.
Marchio sulla voce di Luca Ward: ecco come il doppiatore si tutela dall’AI
L’obiettivo è aggiungere un livello di tutela ulteriore, affiancando il marchio sonoro ai diritti già riconosciuti sulla persona e sull’immagine. In pratica, la voce diventa uno strumento di lavoro da proteggere con gli stessi criteri di un logo o di un marchio commerciale. Dal punto di vista legale, tale passaggio è significativo perché permette di intervenire in modo mirato contro l’uso illecito della voce. La protezione non è solo preventiva, ma anche simbolica. Qui viene riconosciuto formalmente che la voce non è solo uno strumento, ma anche un bene capace di generare valore e da trattare come tale.
In Italia, un’iniziativa del genere può avere un impatto di lungo periodo. Non si tratta solo di salvaguardare Ward. Il precedente apre la strada a doppiatori, speaker, cantanti e professionisti della comunicazione vocale che vogliono proteggere ciò che li rende distintivi. Con tale scelta, Luca Ward offre al mondo della comunicazione vocale un modello concreto. Un esempio di come si può affrontare l’innovazione tecnologica guidata dall’intelligenza artificiale senza subirla passivamente. Ciò trasformando una minaccia in un’opportunità di tutela e riconoscimento anche professionale.
