La novità si chiama Prompted Playlists e introduce su Spotify un modo diverso di trovare canzoni. Non serve digitare titoli o nomi di artisti: basta una descrizione. L’utente suggerisce un mood, un momento della giornata o un’immagine mentale, come una passeggiata sotto la pioggia o un viaggio notturno in treno. La piattaforma interpreta il testo e costruisce una selezione coerente, mescolando abitudini d’ascolto personali e tendenze culturali attuali. La funzione, già testata in Nuova Zelanda e poi lanciata negli Stati Uniti e in Canada, raggiunge ora Regno Unito, Irlanda, Australia e Svezia, segnando il primo passo europeo, con l’Italia ancora esclusa. L’impressione è quella di una diffusione rapida, accompagnata da curiosità crescente.
Playlist che spiegano le proprie scelte
Accanto a ciascun brano su Spotify compare una breve motivazione che chiarisce il motivo della selezione. L’algoritmo racconta così le proprie decisioni, mostrando legami con il tema indicato o con le preferenze già note. La playlist su Spotify può essere modificata riscrivendo il prompt oppure rigenerata del tutto. Esiste anche la possibilità di impostare un aggiornamento automatico giornaliero o settimanale, così da seguire gusti in continuo mutamento. La funzione resta in beta e presenta limiti pratici: diversi utilizzatori segnalano un blocco dopo una ventina di richieste, soglia comunque piuttosto ampia per una fase sperimentale. Il “gioco” non punta solo alla comodità, ma a un dialogo continuo tra persona e AI, con suggerimenti che si adattano alle parole utilizzate.
Le Prompted Playlists, in vero, si inseriscono in una serie di strumenti intelligenti introdotti da Spotify. Page Match collega infatti libri cartacei e audiolibri, “About This Song” aggiunge retroscena e curiosità ai brani, mentre le traduzioni globali dei testi funzionano anche offline. Tutte queste funzioni mirano a rendere l’ascolto più informato e personale. La creazione di playlist tramite descrizione testuale sposta l’attenzione dal catalogo alla narrazione emotiva: la musica diventa risposta a una frase, non a un filtro. In tale prospettiva, Spotify rafforza il proprio ruolo come spazio di esplorazione culturale, dove la tecnologia non si limita a suggerire canzoni, ma prova a interpretare immagini, ricordi e atmosfere.
