Il mondo dei videogiochi sta attraversando una fase che definire turbolenta è quasi riduttivo. La crisi dei chip di memoria, alimentata dalla domanda sempre più aggressiva legata all’intelligenza artificiale, sta creando un effetto domino che ormai non risparmia più nessuno. Le conseguenze si vedono sugli scaffali e nei listini: Steam Deck è praticamente introvabile negli Stati Uniti, Xbox Ally X ha già visto un aumento di prezzo in Giappone, e la tanto attesa PlayStation 6 rischia di slittare fino al 2029 inoltrato, ben oltre le previsioni iniziali. Un quadro che racconta molto più di una semplice oscillazione di mercato.
Come la carenza di memoria sta scuotendo il gaming
In questo contesto, anche PlayStation 5 torna sotto i riflettori, e non per buone notizie. Secondo diverse indiscrezioni, il prezzo della console potrebbe subire un nuovo ritocco verso l’alto. La ragione è sotto gli occhi di tutti: il costo dei chip di RAM è quadruplicato nel giro di pochi mesi, mentre quello degli SSD continua a salire senza dare segnali di tregua. Per un hardware complesso come PS5, che fa della velocità di caricamento e della gestione della memoria uno dei suoi punti di forza, assorbire questi aumenti non è affatto semplice.
Il problema, però, è anche di natura strategica. Sony aveva già aumentato il prezzo di PlayStation 5 in diversi mercati lo scorso anno, una mossa che aveva fatto discutere ma che era stata giustificata dal contesto economico globale. Ripetere l’operazione a distanza così ravvicinata rischierebbe di incrinare ulteriormente il rapporto con una community già molto sensibile ai rincari.
Ecco perché prende quota un’altra ipotesi, forse meno visibile ma altrettanto impattante: intervenire sui servizi. Il candidato principale è PlayStation Plus, l’abbonamento indispensabile per il multiplayer online nella maggior parte dei titoli, inclusi colossi come Call of Duty e Battlefield. Il piano Premium, che in Italia si aggira intorno ai 100 euro l’anno, potrebbe essere oggetto di un ulteriore aumento. In questo modo, la base installata attuale contribuirebbe in maniera più diretta a compensare i costi crescenti dell’hardware.
Prezzi in aumento e l’hardware sotto pressione
C’è poi l’ipotesi di ritoccare verso l’alto anche i giochi first-party, una strada già percorsa negli ultimi anni dall’intero settore. Aumentare i prezzi è però sempre una scommessa delicata: il rischio di rallentare le vendite esiste, soprattutto in un momento in cui i consumatori sono già messi alla prova dall’inflazione e dall’aumento generalizzato dei costi tecnologici.
Va sottolineato che, al momento, si parla solo di indiscrezioni. Nessuna conferma ufficiale è arrivata da Tokyo. Tuttavia, se la crisi dei chip dovesse protrarsi ancora per un paio d’anni, come diversi analisti prevedono, una revisione dei prezzi – distribuita tra console, abbonamenti e software – potrebbe diventare più una necessità che una scelta. La sensazione è che l’industria stia entrando in una nuova fase, meno espansiva e più attenta alla sostenibilità economica, dove ogni decisione pesa e ogni rincaro deve essere dosato con estrema cautela.
