Dal 17 febbraio è diventato operativo un database dedicato alle auto richiamate mai portate in officina per gli interventi correttivi decisi dalle case automobilistiche. La misura nasce dall’esigenza di ridurre il numero di veicoli che circolano con difetti, spesso legati a componenti elettronici o a sistemi di protezione sempre più sofisticati. Secondo quanto ricordato da Federcarrozzieri, le campagne di richiamo aumentano con l’evoluzione tecnologica delle vetture, mentre una parte consistente di automobilisti resta all’oscuro delle comunicazioni ufficiali o rimanda le riparazioni. Il nuovo archivio raccoglie le targhe delle auto che, dopo 24 mesi dall’avvio del richiamo, non risultano ancora sistemate. La finalità riguarda la sicurezza stradale e la tracciabilità degli interventi mancati, senza affidarsi più soltanto a lettere o avvisi digitali.
Consultazione semplice e attenzione al mercato dell’usato
La banca dati può essere consultata attraverso il Portale dell’automobilista o tramite un’app dedicata. Il controllo vale sia per le forze dell’ordine sia per i cittadini, che ottengono un riscontro immediato sulla presenza di richiami pendenti. Questa novità assume peso anche nelle compravendite di seconda mano, dove il rischio di imbattersi in un’auto con difetti irrisolti resta alto. La trasparenza sullo storico dei richiami consente verifiche rapide prima del passaggio di proprietà. Tra i casi più citati rientrano quelli legati agli airbag Takata difettosi, divenuti simbolo di come un componente critico possa trasformarsi in un problema diffuso su larga scala. L’archivio non si limita a segnalare il richiamo, bensì stimola un comportamento più responsabile, collegando la circolazione del veicolo al rispetto delle prescrizioni di sicurezza.
Il provvedimento arriva con un decreto della Motorizzazione civile che attua il nuovo articolo 80-bis del Codice della strada, introdotto dalla riforma del 2024. Per i costruttori che non adottano le misure previste scattano multe fino a 60.000 euro per ciascuna omissione. Anche i proprietari che continuano a circolare con un’auto inserita nell’elenco rischiano una sanzione amministrativa di 173 euro. Il sistema punta a rendere più efficace la catena di responsabilità tra produttori e utenti, trasformando il richiamo da semplice avviso a passaggio verificabile. La presenza di un archivio auto consultabile rafforza così il controllo diffuso e spinge verso un parco circolante più affidabile, con un impatto diretto sulla prevenzione degli incidenti legati a difetti noti.
