Sui social appare un volto rassicurante, sempre in camice, con voce pacata e lessico tecnico. Appare come un professionista esperto, capace di spiegare rimedi semplici per i problemi più complessi. Cosa c’è di strano? L’identità digitale risulta costruita da algoritmi. Non esiste un medico reale dietro quei filmati, soltanto un personaggio creato dall’AI le e gestito come un marchio. Il pubblico cresce rapidamente, attratto da clip brevi e promesse di benessere immediato oltre che facile. Il profilo accumula visualizzazioni e interazioni, mentre il confine tra informazione e intrattenimento si assottiglia ancora. Il risultato produce fiducia istintiva, cascarci è facile, insomma, appare così reale che non si controlla la fonte.
I rimedi che ingannano
Tra i contenuti più condivisi compaiono suggerimenti su pratiche domestiche presentate come soluzioni per rafforzare le difese dell’organismo. Se i rimedi della nonna talvolta funzionano, qui non si può dire lo stesso. Si parla, ad esempio, di pediluvi con acqua ossigenata descritti come utili contro infezioni croniche. Le affermazioni vengono formulate come certezze, prive di riferimenti a studi clinici. Esperti reali hanno segnalato l’assenza di prove scientifiche e il possibile rischio di irritazioni cutanee. L’effetto comunicativo però è dalla parte di questo dottore nato dall’AI, che usa di frasi brevi ed un tono rassicurante, che trasformano ipotesi infondate in consigli medici reali. La viralità amplifica il messaggio e lo rende più persuasivo della smentita. Si genera così un circuito di disinformazione sanitaria che sfrutta la vulnerabilità di chi cerca risposte rapide a problemi complessi.
Il successo di questi profili si lega, ovviamente, anche a meccanismi economici. Spesso vengono suggeriti prodotti acquistabili online, con link affiliati che garantiscono guadagni a chi gestisce l’avatar. Le piattaforme dichiarano di intervenire contro contenuti ingannevoli, tuttavia l’identificazione di personaggi artificiali ormai risulta lenta e incerta. Le immagini create al computer imitano espressioni umane e riducono i segnali di allarme. La questione non riguarda soltanto la tecnologia, bensì la percezione dell’autorità. Un volto credibile e un linguaggio tecnico bastano a costruire un’aura di competenza. Le associazioni mediche hanno definito tali pratiche fuorvianti e pericolose per chi le segue senza spirito critico. L’unica protezione resta l’attenzione alle fonti e la distinzione tra divulgazione seria e intrattenimento mascherato. La medicina, ricordano gli specialisti, richiede dati verificabili e responsabilità, non personaggi generati da software.
