La Commissione Europea torna a occuparsi di Google. Si apre infatti una nuova fase di verifiche sul mercato della pubblicità digitale. Questa volta però l’attenzione non riguarda sistemi operativi o motori di ricerca. Ha invece a che fare con l’enorme infrastruttura pubblicitaria che permette all’azienda di gestire inserzioni su siti web, app e piattaforme online. Secondo le prime indiscrezioni, le autorità comunitarie avrebbero già avviato contatti con inserzionisti, partner commerciali e aziende concorrenti. L’obiettivo? Raccogliere informazioni utili a comprendere meglio le dinamiche del settore.
Non si tratta ancora di un’indagine formale. Consiste più in un’istruttoria preliminare destinata a valutare la posizione del gruppo nei diversi mercati pubblicitari. Al centro delle verifiche ci sarebbero i meccanismi delle aste online, che determinano quali annunci vengono mostrati e a quale prezzo. Le autorità europee vogliono capire se il ruolo di Google possa incidere sui prezzi finali o creare condizioni di svantaggio per inserzionisti e rivali.
Si tratta di un tema delicato. Non a caso il mercato degli annunci digitali rappresenta una delle principali fonti di ricavo per l’azienda e una componente essenziale dell’economia online.
Tra vecchie condanne e possibili nuove penalità per Google
Il rapporto tra Google e Bruxelles è da tempo caratterizzato da tensioni e procedimenti. Negli ultimi anni l’azienda ha accumulato multe per miliardi di euro legate a pratiche considerate anticoncorrenziali. In più l’applicazione del Digital Markets Act ha rafforzato i poteri delle autorità europee nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche. Alla fine del 2024, ad esempio, erano già state imposte nuove sanzioni e obblighi specifici per limitare il peso del gruppo in alcuni settori chiave.
Tra le misure richieste figuravano l’apertura di Android agli assistenti AI sviluppati da concorrenti e la condivisione di una parte dei dati di ricerca. Decisioni che hanno segnato un passo importante nella strategia europea volta a ridurre le posizioni dominanti e a favorire un mercato più competitivo. L’eventuale apertura di un procedimento formale sulla pubblicità online si inserirebbe dunque in un contesto già teso.
Se le verifiche dovessero sfociare in una condanna, le norme europee prevedono sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo. Una cifra potenzialmente enorme, capace di incidere notevolmente sui conti dell’azienda e di modificare gli equilibri del mercato pubblicitario digitale.
