Secondo quanto riportato dal New York Times, Meta starebbe sviluppando una funzione chiamata Name Tag da integrare nei Ray-Ban Meta. La tecnologia permetterebbe di identificare le persone incontrate e visualizzare informazioni contestuali in tempo reale. Il progetto risulta noto da tempo agli addetti ai lavori e sarebbe stato discusso già internamente nel corso del 2024. L’attenzione si concentra sull’uso del riconoscimento facciale in un dispositivo indossabile, capace di operare durante la vita quotidiana. La prospettiva di un assistente visivo che suggerisce nomi e profili social viene descritta come funzionale per chi lavora a contatto con il pubblico. Parallelamente cresce l’allarme legato alla privacy, perché l’identificazione potrebbe avvenire senza che l’interessato ne sia consapevole. Il precedente del 2021, quando Facebook disattivò il sistema automatico di tagging basato sui volti, mostra come l’idea non sia esattamente apprezzata.
Chi potrà essere riconosciuto?
Il Name Tag non identificherebbe chi passa casualmente davanti agli occhiali. Tra le ipotesi in valutazione compare il riconoscimento di persone già collegate all’utente sulle piattaforme Meta oppure di profili pubblici su Instagram. Tale impostazione riduce il raggio d’azione, mentre resta aperta la questione dei dati biometrici, considerati particolarmente sensibili dalle normative europee. Negli Stati Uniti il dibattito appare meno vincolato sul piano legale. In Europa, invece, l’attuale quadro regolatorio potrebbe bloccare una funzione simile o imporre filtri stringenti. I diritti civili e la gestione delle immagini dei volti continuano a essere al centro di discussioni politiche, con pressioni crescenti per definire regole chiare sull’uso commerciale di queste tecnologie.
Il mercato e le mosse dei rivali
Il settore degli occhiali smart intanto vive una fase di espansione ed è normale che ci si aggrappi a nuove idee. Oltre a Meta, anche Apple, Google e Samsung lavorano a dispositivi AR pronti a integrare servizi avanzati. La competizione si gioca soprattutto sulle funzionalità e sulla capacità di trasmettere fiducia agli utenti. Nel caso di Name Tag, l’innovazione tecnica si intreccia con una domanda sociale: fino a che punto la tecnologia può spingersi nell’osservazione delle persone? Le aziende sembrano orientate a proporre strumenti sempre più pervasivi, mentre l’accettazione pubblica resta incerta. La reazione dei consumatori e l’intervento dei regolatori determineranno se il riconoscimento facciale sugli occhiali rimarrà un’idea da laboratorio o un servizio realmente disponibile sugli scaffali.
