Nei sotterranei del Tokamak Assembly Preparation Building, nel sud della Francia, opera un robot industriale battezzato Godzilla. Il nome non nasce da suggestioni cinematografiche, ma da una scelta comunicativa legata alle dimensioni e alla potenza del sistema. Le informazioni tecniche descrivono infatti una macchina alta ben 4 m, dotata di un braccio meccanico capace di estendersi fino a 5 m e di movimentare carichi che raggiungono le 2,3 tonnellate. Hanno progettato appositamente la struttura per ambienti complessi e spazi ristretti, dove la precisione assume un valore determinante. L’entrata in funzione di questo colosso coincide con una fase cruciale dei lavori di assemblaggio del reattore sperimentale a fusione ITER, installazione che punta a dimostrare la praticabilità della produzione energetica tramite plasma confinato magneticamente.
Il laboratorio vivente con la robotica
Gli scienziati non usano Godzilla soltanto come mezzo di sollevamento. Le fonti tecniche spiegano che il robot agisce inoltre come banco di prova per soluzioni destinate ai sistemi definitivi di montaggio. Le prove riguardano un prototipo di cambio utensile automatico, capace di selezionare rapidamente oltre 30 strumenti differenti. Tra le operazioni previste figurano bullonatura, saldatura, taglio e ispezione. Il progetto integra anche sensori di forza e coppia, insieme a sistemi di visione avanzata, così da consentire al braccio meccanico di percepire pressione e resistenza durante i movimenti più delicati. L’assemblaggio delle parti interne del reattore, più di 20.000 componenti, richiede coordinamento continuo tra operatori umani e macchine, con procedure calibrate al millimetro. La cosa particolare è che è Godzilla a fornire i dati utili a migliorare algoritmi di controllo e sicurezza.
Il metodo scelto per l’installazione e l’uso di questo robot prende il nome di Rolling Waves, una strategia che prevede il lavoro parallelo di più squadre. Mentre un gruppo conclude un livello strutturale, un altro avvia quello successivo, riducendo i tempi morti e mantenendo costante il ritmo delle attività. Secondo le comunicazioni ufficiali di ITER, il programma temporale indica il raggiungimento della piena energia magnetica entro il 2036 e l’avvio delle operazioni con deuterio e trizio nel 2039. La presenza di Godzilla permetterà dunque di verificare la resistenza dei materiali e la compatibilità tra robotica pesante e componenti sensibili al campo magnetico. .
