Dalla Russia arrivano segnali pesanti per Telegram. L’autorità che regola il settore delle comunicazioni, il Roskomnadzor, ha iniziato a limitare l’accesso alla piattaforma di messaggistica, parlando apertamente di “restrizioni successive” nei confronti del servizio. Secondo quanto riportato da RBC, la decisione sarebbe legata alla necessità di contrastare frodi, truffe e altre attività illecite che, a detta delle autorità, continuerebbero a proliferare attraverso Telegram senza contromisure adeguate da parte della società.
Interruzioni, ritardi e chiamate già limitate
Le prime segnalazioni arrivano da Mosca: utenti che parlano di interruzioni improvvise, ritardi nella consegna dei messaggi e problemi di connessione. Per chi utilizza Telegram come principale mezzo di comunicazione quotidiana, non si tratta di un semplice disservizio tecnico ma di un impatto concreto sulla vita digitale.
Non è la prima volta che la Russia interviene contro la piattaforma fondata da Pavel Durov. La scorsa estate il Roskomnadzor aveva già imposto limitazioni parziali alle chiamate vocali su Telegram – e anche su WhatsApp – motivando la scelta con la necessità di ridurre estorsioni e attività legate al terrorismo. Ora il giro di vite sembra più strutturale.
La strategia russa: meno app straniere, più alternative interne
Dietro la questione sicurezza c’è anche un tema di sovranità digitale. In passato le autorità avevano promosso un’alternativa locale chiamata Max, un’app di messaggistica governativa proposta come soluzione “sicura” e nazionale. Non solo: ai produttori di smartphone e tablet venduti nel Paese era stato imposto di preinstallare Max sui dispositivi. Una mossa che va nella direzione di ridurre la dipendenza da servizi stranieri e rafforzare il controllo sulle comunicazioni interne. Resta da capire se anche questa volta il blocco di Telegram sarà accompagnato da una nuova spinta verso l’ecosistema Max, magari con obblighi più stringenti.
La narrativa ufficiale parla di lotta alle frodi e alle attività criminali. È una motivazione che, sul piano teorico, può trovare consenso: le piattaforme di messaggistica sono spesso sfruttate per truffe e campagne di phishing. Il punto critico è un altro: fino a che punto la limitazione di un servizio globale migliora davvero la sicurezza e quanto, invece, rafforza il controllo statale sull’informazione?
La storia recente insegna che i blocchi tecnologici raramente eliminano il problema. Spesso lo spostano altrove: VPN, mirror, servizi alternativi. La rete è fluida, e quando si chiude una porta digitale, se ne apre quasi sempre un’altra.
