Dinosauri con spine. La frase sorprende, scuote un po’ l’immaginario e rimanda a creature più familiari come ricci o istrici. Eppure la novità non è frutto di fantasia: si tratta di una scoperta reale e documentata che cambia il modo di guardare la pelle dei grandi erbivori del Mesozoico.
Un team internazionale di paleontologi cinesi ed europei ha descritto una nuova specie fossile che porta con sé tracce di una pelle sorprendentemente spinosa. Battezzata Haolong dongi, letteralmente drago spinoso, questa creatura appartiene al gruppo degli iguanodonti e visse circa 125 milioni di anni fa. Il ritrovamento arriva dalla località di Lamagou, nella provincia di Liaoning, all’interno della celebre Formazione Yixian, un giacimento già noto per fossili straordinariamente conservati. Il caso ha rapidamente acceso il dibattito scientifico e l’interesse del pubblico.
Il fossile e la pelle: cosa rende unico questo ritrovamento
Il reperto di Haolong dongi conserva impronte cutanee rare e dettagliate. La pelle mostra squame cilindriche con punte cave: una struttura che diverge nettamente dalle spine di cheratina osservate nei mammiferi moderni, ma che nell’insieme dava all’animale un aspetto che ricordava quello di un piccolo riccio. L’esemplare era probabilmente un giovane; lungo circa due virgola quarantacinque metri, presentava vertebre non ancora saldate, segno che la crescita non era conclusa. Non è ancora possibile stabilire con sicurezza quale fosse la taglia da adulto, ma i ricercatori ipotizzano dimensioni comparabili ad altri iguanodonti asiatici, nell’ordine dei tre a cinque metri.
Le strutture osservate si dividono in due categorie principali. La maggior parte delle protuberanze era piccolissima, di appena due o tre millimetri, quasi come una peluria rigida. Accanto a queste si trovano aculei più imponenti: alcuni misurano 44,2 millimetri di lunghezza con una base larga 7,8 millimetri. Gli autori dello studio, pubblicato su Nature Ecology and Evolution, suggeriscono che questi aculei potevano svolgere una funzione di difesa. Non si tratta di una corazza perfetta, in grado di fermare artigli o denti affilati, ma di un deterrente efficace che rendeva più difficile per i predatori prendere e ingoiare questi erbivori. Inoltre non va escluso un ruolo in segnali visivi: se le strutture fossero state pigmentate, avrebbero potuto servire anche come elemento di richiamo sessuale o territoriale.
Perché questa scoperta cambia le prospettive sulla pelle dei dinosauri
Fino a pochi anni fa la pelle dei dinosauri veniva spesso immaginata come semplice copertura squamosa o, nel caso di alcuni theropodi, piumata. Il ritrovamento di Haolong dongi aggiunge un tassello inaspettato: la pelle degli ornitischi poteva evolvere in modo molto più vario e sofisticato di quanto si pensasse. Le microstrutture cutanee preservate forniscono una finestra sulla microanatomia dell’epidermide dei dinosauri non aviari, mostrando complessità e possibili adattamenti sia per la protezione sia per la comunicazione.
L’importanza di questo fossile non risiede solo nella singolarità delle spine ma nella qualità delle tracce epidermiche. Ogni impronta, ogni aculeo conserva informazioni sulla crescita, sulla disposizione sulla superficie corporea e sulle potenziali funzioni ecologiche. Ancora più intrigante è la possibilità che soluzioni morfologiche simili si siano evolute indipendentemente in gruppi diversi, come risposta a pressioni predatorie o a esigenze di segnalazione. Questo porta a riconsiderare i percorsi evolutivi che hanno portato all’aspetto esteriore dei dinosauri erbivori.
