La decisione è arrivata dopo settimane di tensione e polemiche pubbliche. Il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha ordinato la sospensione della campagna “Operazione Purification” lanciata da BYD in Italia a gennaio. Secondo l’organo di controllo, i messaggi diffusi dal costruttore cinese violavano le norme su correttezza, comparazione e denigrazione. Pur senza citare mai Stellantis, la pubblicità prendeva di mira in modo riconoscibile una tecnologia associata ai motori PureTech.
Il riferimento alla cinghia di distribuzione a bagno d’olio era chiaro per il pubblico automobilistico. La promozione prometteva fino a diecimila euro di incentivo a chi rottamava un’auto con quella soluzione tecnica. Il Giurì ha ritenuto che il messaggio sfruttasse un problema noto di un concorrente, orientando il consumatore in modo scorretto. La richiesta di intervento era arrivata da Groupe PSA Italia, che ha contestato l’impostazione della campagna. I claim, giudicati allusivi e svalutativi, sono stati considerati in contrasto con il Codice di Autodisciplina. La decisione impone la cessazione immediata della comunicazione su tutti i canali.
Dalla tecnica BYD al tribunale della pubblicità
Alla base dello scontro c’è un tema tecnico noto da anni. . L’usura della cinghia poteva causare danni seri al sistema di lubrificazione. Stellantis ha avviato richiami e, nelle versioni più recenti, ha adottato la catena metallica. BYD ha costruito la propria campagna partendo proprio da quel passato. La scelta ha però innescato una reazione dura del gruppo europeo.
Il confronto non si è limitato alle aule dell’IAP. Nei giorni precedenti si erano moltiplicati botta e risposta sui social. Olivier François, alla guida di Fiat, aveva criticato apertamente i marchi cinesi. BYD aveva replicato con slogan centrati sulla sicurezza. La vicenda dimostra quanto il mercato europeo sia diventato competitivo. I costruttori asiatici cercano spazio con messaggi forti e diretti. Le aziende storiche difendono posizione e reputazione anche sul piano legale. Il pronunciamento del Giurì rappresenta un segnale chiaro. In Italia la pubblicità può essere incisiva, ma non può colpire indirettamente un avversario riconoscibile. Lo scontro tra BYD e Stellantis non è solo commerciale. Racconta una fase di transizione dell’industria dell’auto.
