Continua il confronto tra X e le istituzioni francesi. A tal proposito, la recente perquisizione degli uffici parigini della piattaforma evidenzia che l’indagine aperta dalla Procura di Parigi è entrata nel vivo e non sembra destinata a chiudersi rapidamente. È un segnale forte, che racconta di una crescente insofferenza verso il modo in cui il social network di Elon Musk opera sul territorio europeo. L’origine di tale storia risale a gennaio 2025, quando un esponente di Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron, decide di portare la questione sul piano formale. Eric Bothorel, parlamentare da tempo attento ai temi del digitale, deposita una segnalazione che mette in discussione le scelte fatte da X dopo l’acquisizione da parte di Musk. Al centro delle critiche ci sono le modifiche all’algoritmo, accusate di aver cambiato la visibilità dei contenuti. Ciò favorendo dinamiche di polarizzazione e una maggiore circolazione di disinformazione.
X continua ad essere sotto osservazioni dalle autorità francesi
Col passare delle settimane, però, il quadro si è fatto più complesso. L’indagine non si è fermata all’architettura algoritmica di X, ma ha iniziato a includere anche l’uso di Grok, il chatbot sviluppato da xAI e integrato nel social. È qui che emergono gli aspetti più delicati: episodi in cui l’intelligenza artificiale generativa sarebbe stata utilizzata per creare immagini di nudo senza consenso, coinvolgendo anche minori. In tale scenario si inserisce la decisione della Procura di convocare Elon Musk e Linda Yaccarino, che ha guidato X tra il 2023 e il 2025. L’incontro, previsto per il 20 aprile a Parigi, non è una semplice formalità. È un momento di confronto che potrebbe indirizzare l’intera vicenda, chiarendo se le autorità intendano procedere con misure punitive oppure se esista ancora spazio per un cambio di rotta condiviso.
Almeno ufficialmente, i toni restano prudenti. Un comunicato riportato dalla stampa francese parla di una fase “costruttiva” dell’indagine. Ciò sottolineando come l’obiettivo non sia sanzionare, ma spingere X ad adeguare pratiche e strumenti alle normative francesi. Una linea che punta più alla regolazione che allo scontro frontale, anche se resta da capire quanto sia sostenibile nel lungo periodo.
