I prezzi degli smartphone top di gamma stanno per schizzare verso l’alto, e non si parla di un orizzonte lontano. A lanciare l’allarme è stato Lu Weibing, che non è un qualsiasi osservatore del settore ma il numero uno di Xiaomi, terzo produttore di smartphone a livello globale. Secondo le sue dichiarazioni, alcuni modelli di punta potrebbero superare la soglia dei 10.000 yuan in Cina entro la fine dell’anno. Tradotto al cambio attuale, parliamo di circa 1.300 euro. E qui qualcuno potrebbe dire: e allora? In Europa ci sono già diversi dispositivi che costano più di quella cifra. Vero, ma il punto è un altro. Sul mercato cinese, smartphone a 10.000 yuan sono una rarità assoluta. Basti pensare che Xiaomi 17 Ultra, arrivato in Italia a febbraio con un listino di partenza di 1.499 euro, in Cina viene venduto a 6.999 yuan, vale a dire meno di 900 euro.
Il ragionamento a questo punto diventa quasi automatico. Se un top di gamma cinese arriva a costare 10.000 yuan alla fonte, una volta aggiunta la traversata verso l’Europa, con tutto quello che comporta tra logistica, costi d’importazione, dazi e spese varie, il prezzo finale potrebbe tranquillamente toccare i 2.000 euro di listino. Una cifra che fino a poco tempo fa sembrava riservata a pochissimi prodotti ultra premium e che invece rischia di diventare la nuova normalità per chi vuole comprare uno smartphone di fascia alta.
La crisi delle memorie dietro il rincaro
Ma cosa sta spingendo i prezzi così in alto? Secondo il CEO di Xiaomi, la causa principale va cercata nel costo delle memorie, sia RAM che di archiviazione. I prezzi di questi componenti sono saliti in modo pesante negli ultimi mesi, anche se la questione è rimasta un po’ in secondo piano perché nel frattempo l’attenzione mediatica si è concentrata sulla guerra in Medio Oriente. Lu Weibing ha però chiarito che la crisi delle memorie non si è affatto risolta. Anzi, il problema è strutturale.
A parità di domanda, l’offerta è su livelli critici come non si vedevano da oltre un anno, in gran parte a causa del boom legato ai data center per l’intelligenza artificiale. La fame di memoria generata da questo settore ha messo sotto pressione l’intera catena di fornitura, e non esiste una soluzione rapida: costruire una nuova fabbrica di memorie richiede anni, mentre la domanda cresce adesso, nell’immediato. Secondo il manager cinese, è realistico aspettarsi che questa situazione di squilibrio tra domanda e offerta si prolunghi fino al 2027 o addirittura al 2028.
Cosa aspettarsi dal mercato nei prossimi mesi
Lu Weibing ha voluto rassicurare sul fatto che Xiaomi continuerà a puntare sul suo storico rapporto qualità prezzo, un elemento che da sempre distingue il brand sul mercato globale. Resta però una domanda concreta: quanti smartphone top di gamma si riusciranno a vendere nei prossimi mesi se l’intero mercato dovesse livellarsi verso l’alto? Perché una cosa è proporre un flagship a 1.500 euro, un’altra è chiederne 2.000. E il rischio concreto è che una fetta di consumatori, semplicemente, decida di non seguire più la corsa al modello di punta. La pressione sui prezzi legata alla crisi delle memorie rappresenta un fattore che nessun produttore può ignorare, nemmeno chi ha costruito il proprio successo sull’accessibilità.
