Il Xiaomi 17 Pro Max nasce con ambizioni chiarissime: competere ad armi pari con i migliori camera phone sul mercato. Sulla carta, il comparto fotografico è da vero flagship e non ha nulla da invidiare ai rivali più blasonati. Eppure, i risultati pubblicati da DxOMark raccontano una storia leggermente diversa, fatta di luci molto convincenti e ombre che, nel confronto diretto, pesano parecchio.
Con 159 punti complessivi, lo smartphone si ferma al tredicesimo posto della classifica globale, rimanendo quindi fuori dalla top 10. Davanti a lui troviamo dispositivi come Huawei Pura 80 Ultra in vetta, mentre iPhone 17 Pro, Oppo Find X8 Ultra e Google Pixel 10 Pro XL occupano le posizioni più alte. Un risultato che non può essere definito negativo in senso assoluto, ma che suona come un mezzo passo falso per un modello che punta dichiaratamente al vertice.
Una scheda tecnica da top assoluto
Il modulo fotografico dello Xiaomi 17 Pro Max è, almeno sulla carta, impeccabile. La fotocamera principale utilizza un sensore da 50 MP da 1/1.28”, con lente equivalente a 23 mm f/1.67, autofocus dual-pixel PDAF e stabilizzazione ottica. A questo si affiancano una ultra-grandangolare da 50 MP (17 mm f/2.4) e una periscopica da 50 MP con focale equivalente a 115 mm e OIS. Un tris che promette versatilità totale: scatti standard di alta qualità, ultra-wide senza compromessi e uno zoom ottico 5x pensato per la fotografia a distanza. Ed è proprio sulle foto che Xiaomi riesce a difendersi molto bene.
Foto convincenti, soprattutto negli scatti statici
Nei test fotografici, il 17 Pro Max porta a casa 165 punti, un punteggio che lo colloca tra i migliori del 2026 per quanto riguarda la fotografia pura. Gli scatti mostrano colori piacevoli, un bilanciamento del bianco generalmente accurato e un ottimo compromesso tra dettaglio e contenimento del rumore.
DxOMark assegna 172 punti alle foto in esterni e 161 a quelle in interni, segno di una resa solida in contesti molto diversi. Anche la modalità ritratto convince, con 155 punti, grazie a una buona separazione del soggetto e a tonalità della pelle naturali, un aspetto su cui Xiaomi ha evidentemente lavorato molto. In condizioni di scarsa illuminazione, il dispositivo mantiene un livello di dettaglio elevato e un rumore ben gestito, sia con la camera principale sia utilizzando il teleobiettivo. Tuttavia, emergono alcune criticità: una variabilità dell’esposizione tra scatti consecutivi e una dominante arancione sotto determinate luci artificiali calde. Difetti marginali, ma che nel confronto diretto con i migliori fanno la differenza.
Zoom potente, ma non sempre coerente
Il teleobiettivo periscopico 5x rappresenta un punto di forza alle lunghe distanze, ma DxOMark evidenzia una gestione meno convincente nello zoom intermedio. In questa fascia, lo smartphone tende a utilizzare il ritaglio del sensore principale, con una perdita di dettaglio rispetto ai concorrenti che sfruttano prima il tele dedicato. Alle massime estensioni, inoltre, l’elaborazione AI può generare texture poco naturali, un limite già visto su altri modelli Xiaomi.
