La decisione del Tar dell’Emilia-Romagna di annullare il provvedimento che aveva istituito Bologna “Città 30” è una di quelle notizie che fanno rumore. Per mesi il progetto è stato raccontato come un cambio di passo radicale nella gestione della mobilità urbana. Ora, però, quel percorso subisce una brusca frenata, aprendo un fronte di incertezza. La vicenda nasce dal ricorso presentato da due tassisti, convinti che l’introduzione dei limiti a 30 km/h su gran parte della rete urbana avesse inciso sul loro lavoro.
Tempi di percorrenza più lunghi, meno corse, guadagni ridotti: una catena di conseguenze che, secondo loro, aveva un impatto concreto. In un primo momento, la giustizia amministrativa non aveva dato loro ragione. A novembre 2024 il Tar aveva respinto il ricorso, ritenendo che il danno economico non fosse stato dimostrato. Eppure, il passaggio al Consiglio di Stato ha rimesso tutto in discussione. Nel luglio 2025, infatti, i giudici hanno riconosciuto l’interesse dei tassisti e rinviato la questione al Tar, riaprendo il caso.
Bologna Città 30: il provvedimento è stato annullato?
La nuova sentenza cambia completamente prospettiva. Il Tar non si concentra più sul presunto danno economico, ma sul metodo con cui Bologna ha applicato il limite dei 30 km/h. Secondo i giudici, il Codice della strada e le indicazioni del Ministero dei Trasporti parlano di interventi mirati, giustificati da esigenze specifiche e valutati strada per strada. L’estensione del limite a circa il 64% della rete urbana viene invece considerata troppo ampia e non adeguatamente motivata dal punto di vista normativo. Da qui l’annullamento del Piano particolareggiato del traffico urbano e delle ordinanze che avevano dato forma concreta alla “Città 30”.
A tal proposito, Matteo Salvini, da sempre contrario al progetto, ha colto l’occasione per ribadire che la sicurezza stradale non può essere costruita con provvedimenti ideologici che penalizzano cittadini e lavoratori. Di tutt’altro avviso il sindaco Matteo Lepore, che non intende arretrare. Nelle sue dichiarazioni insiste sul fatto che la decisione del Tar solleva soprattutto questioni burocratiche e non mette in discussione il ruolo del Comune nella pianificazione dei limiti di velocità. E soprattutto rivendica i risultati ottenuti in termini di sicurezza, sostenendo che i dati dimostrano una riduzione degli incidenti e un miglioramento della vivibilità urbana. Resta ora da capire quali saranno i prossimi passi. Il Comune ha già fatto sapere di essere pronto a intervenire sugli atti e a rilanciare il progetto.
