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UK contro deepfake: Starmer sfida xAI e il chatbot Grok

scritto da Margherita Zichella 22/01/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Il governo UK valuta misure più severe contro i deepfake dopo le criticità del chatbot Grok di xAI su privacy e consenso.
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15 La questione dei deepfake è tornata a occupare il centro del dibattito politico nel Regno Unito, e questa volta il tono è decisamente meno prudente del solito. Keir Starmer è intervenuto di nuovo sul caso che coinvolge xAI e il chatbot Grok, finito sotto i riflettori per la facilità con cui consente di creare immagini artificiali estremamente realistiche partendo dal volto di persone reali, spesso ignare e, soprattutto, non consenzienti. Un tema delicato, che intreccia tecnologia, diritti individuali e responsabilità delle piattaforme, e che il primo ministro sembra intenzionato a non liquidare con qualche dichiarazione di circostanza.

Grok sotto tiro: il governo britannico valuta misure più severe

Parlando con la stampa, Starmer ha ammesso senza troppi giri di parole che le misure attualmente in vigore non sono sufficienti, in particolare quando si parla di tutela dei minori sui social network. Il governo, ha spiegato, sta valutando una “gamma di opzioni” e al momento nessuna ipotesi normativa viene esclusa. Il messaggio è chiaro: se le aziende tecnologiche non riescono o non vogliono autoregolarsi in modo efficace, la politica è pronta a intervenire in maniera più decisa. Non è una posizione neutra, né particolarmente conciliatoria, ma riflette un clima sempre più teso attorno all’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale generativa. La risposta di xAI, arrivata nei giorni precedenti, non sembra aver convinto del tutto Downing Street. Il team di Elon Musk ha introdotto alcune limitazioni alla generazione di immagini su Grok, bloccando determinati contenuti e applicando restrizioni diverse a seconda dell’area geografica, in modo da adeguarsi alle leggi locali. In pratica, in alcuni Paesi non è più possibile usare il sistema di generazione di immagini se questo comporta violazioni esplicite della normativa vigente. Una mossa che ha attenuato le critiche più immediate, ma che appare più come un rattoppo che come una soluzione strutturale. Il nodo centrale resta l’atteggiamento dello stesso Musk, che tende a spostare la discussione sul terreno della censura e della libertà di espressione ogni volta che viene sollevato il problema del consenso e della sicurezza. È una strategia comunicativa ormai collaudata, ma che nel contesto britannico rischia di trovare sempre meno ascolto. Il Regno Unito, infatti, è già uno dei Paesi più severi sul tema: non solo la diffusione di contenuti sessualmente espliciti non consensuali è illegale, ma lo è anche la loro stessa creazione, indipendentemente dal fatto che vengano poi condivisi o meno.

Il caso Grok evidenzia il divario tra innovazione AI e leggi

Ed è qui che la partita si fa davvero complessa. Da un lato c’è la volontà di proteggere le persone, in particolare i più giovani, da abusi resi fin troppo semplici dalle nuove tecnologie. Dall’altro, però, lo stesso governo britannico viene criticato per l’approccio sempre più invasivo alla sorveglianza digitale, con proposte legislative che sollevano più di un dubbio sul rispetto della privacy e delle libertà civili. Starmer si muove quindi su un filo sottile, cercando di dimostrare fermezza senza alimentare l’idea di uno Stato che controlla ogni aspetto della vita online. Il caso Grok, insomma, va ben oltre un singolo chatbot o una singola azienda. È il sintomo di un problema più ampio, in cui l’innovazione corre molto più veloce delle regole e costringe governi e società a rincorrere soluzioni che, spesso, arrivano quando il danno è già fatto. E questa volta, almeno nelle intenzioni di Londra, l’inseguimento potrebbe trasformarsi in uno scontro frontale.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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