Un’indagine coordinata dalla procura di Napoli ha portato all’arresto di due poliziotti accusati di aver sottratto dati personali di calciatori, personaggi dello spettacolo, imprenditori e manager accedendo abusivamente alle banche dati nazionali in loro possesso. I reati contestati sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. In pratica, i due agenti sfruttavano le proprie credenziali per estrarre informazioni riservate e rivenderle secondo un vero e proprio tariffario.
A spiegare la portata della vicenda è stato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “È accaduto purtroppo che delle forze dell’ordine, in particolare dei poliziotti infedeli, si sono venduti per soldi. C’era proprio un tariffario, e sono andati davanti al loro computer con la loro password e hanno fatto degli accessi abusivi per esfiltrare dei dati importanti su imprenditori importanti, gente dello spettacolo, cantanti, attori, calciatori e poi hanno venduto alle varie agenzie queste notizie”.
L’operazione ha coinvolto le province di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno, per un totale di 29 persone indagate: 4 sono finite in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 19 hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Un tariffario preciso: 25 euro per ogni accesso alla banca dati
Le indagini hanno ricostruito un meccanismo ben rodato. I pubblici ufficiali corrotti, tutti sospesi dai loro incarichi, ricevevano da un’organizzazione criminale compensi fissi per ogni operazione: 25 euro per ogni accesso alla banca dati SDI (il sistema d’indagine informatico della Polizia, già finito al centro di episodi simili in passato) e cifre comprese tra 6 e 11 euro per l’estrazione di dati previdenziali e cedolini INPS. I dati rubati venivano poi girati ad agenzie di investigazione e aziende private.
E i numeri fanno impressione. I due poliziotti hanno totalizzato qualcosa come 730 mila accessi alle banche dati: 600 mila uno, 130 mila l’altro. Una mole di operazioni talmente anomala che, alla fine, è stata proprio quella a tradirli e a permettere agli investigatori di risalire ai responsabili.
Oltre un milione di dati sequestrati, migliaia le possibili vittime
Tra le vittime del furto di dati personali figurano personaggi dello spettacolo, imprenditori, manager e calciatori. Ma non solo singoli individui: risultano coinvolte anche diverse società per azioni, i cui profili riservati venivano violati per scopi che sono ancora al vaglio degli inquirenti.
Un passaggio cruciale dell’indagine è stato il sequestro di un server contenente oltre un milione di dati. Su questo punto Gratteri ha aggiunto: “Adesso deve essere sviscerato e sviluppato per capire chi è stato interessato e a che livello è stato interessato, perché ci saranno a questo punto, pensiamo, migliaia di parti offese”.
La quantità di informazioni sottratte lascia intendere che il numero delle persone colpite dal furto di dati personali potrebbe crescere sensibilmente man mano che l’analisi del server andrà avanti. Un’operazione che potrebbe richiedere tempo, considerando la mole di materiale da esaminare e la necessità di notificare la violazione a tutte le parti offese coinvolte.

