Cinquant’anni sono un’eternità nel mondo dell’automobile. Per questo il ritorno di Jensen non è una semplice notizia, ma un’operazione che incuriosisce: perché riportare in vita oggi un nome che ha chiuso i battenti negli anni Settanta? La risposta sta proprio nel tipo di auto che Jensen vuole costruire e nel pubblico a cui si rivolge. Negli anni Sessanta e Settanta Jensen Motors era sinonimo di gran turismo dal carattere deciso. Vetture pensate per viaggiare veloci e lontano, con un equilibrio particolare tra lusso e muscoli. L’Interceptor è diventata l’emblema di quella filosofia. Ciò soprattutto grazie a un design fuori dagli schemi e a soluzioni stilistiche che l’hanno resa riconoscibile. Ma come accaduto a molti costruttori, le difficoltà finanziarie e industriali hanno avuto la meglio. Portando alla chiusura dell’azienda a metà degli anni Settanta.
Jensen torna con una nuova coupé dopo cinquant’anni
Da allora il nome dell’azienda è rimasto vivo più nella memoria degli appassionati che nelle concessionarie. Non sono mancati i tentativi di riportarlo in strada, ma nessuno è riuscito davvero a trasformare la nostalgia in un progetto duraturo. Jensen International Automotive, fondata nel 2010, ha però seguito una strada diversa, partendo dal rispetto per il prodotto originale. I suoi restomod della Interceptor hanno dimostrato che esiste un pubblico disposto a investire in auto costruite artigianalmente, capaci di unire estetica classica e meccanica moderna. Spesso affidata a V8 americani affidabili e prestanti.
Il nuovo passo è quello più delicato: creare una Jensen completamente nuova. Non una reinterpretazione di un modello storico, ma una coupé sviluppata da zero, partendo da un telaio in alluminio progettato nel Regno Unito. La produzione sarà limitatissima e affidata a un team dedicato, con un livello di cura che colloca tale vettura più vicino al mondo delle auto da collezione che a quello della produzione in serie. È una scelta che riduce i rischi industriali, ma alza l’asticella in termini di aspettative.
Il centro del progetto, però, è l’esperienza di guida. Jensen parla apertamente di un’auto analogica. Riguardo il design, i primi teaser suggeriscono un legame chiaro con l’Interceptor originale, senza cadere nel puro esercizio rétro. Le proporzioni restano quelle di una vera gran turismo, mentre il linguaggio stilistico cerca un equilibrio tra passato e presente. Anche sotto il cofano la direzione è coerente, con un V8 di origine americana che promette prestazioni importanti.
