UniX AI ha deciso di fare un passo avanti netto per il settore della robotica. A tal proposito, l’azienda ha presentato Wanda 2.0 e Wanda 3.0, due robot umanoidi a grandezza naturale. Entrambi pensati non per stupire in una demo, ma per restare accesi, operativi e utili nel tempo. Wanda 2.0, in particolare, rappresenta una maturazione evidente del progetto. La sua struttura meccanica è stata progettata con un’idea precisa: ripetere le stesse azioni senza perdere precisione o stabilità. I 23 giunti ad alta libertà di movimento, insieme al braccio bionico a otto gradi di libertà e alle pinze intelligenti adattive sono il risultato di una ricerca mirata a rendere la manipolazione degli oggetti qualcosa di naturale, anche in contesti non perfettamente controllati. È qui che il robot smette di sembrare un esperimento e inizia ad assomigliare a uno strumento di lavoro.
UniX AI: ecco i dettagli emersi sui robot Wanda 2.0 e 3.0
A rendere possibile tutto c’è uno stack tecnologico sviluppato internamente dall’azienda, che combina percezione multimodale, apprendimento per imitazione, sensibilità tattile e pianificazione su sequenze di azioni lunghe e complesse. In pratica, invece di essere istruiti passo dopo passo in modo rigido, i robot possono osservare, apprendere e adattarsi. Ciò riduce drasticamente il bisogno di continue riprogrammazioni e apre la porta a un utilizzo molto più flessibile.
Non a caso, l’azienda parla della serie Wanda come di una piattaforma di servizio general purpose. L’idea non è costruire un robot per un singolo compito, ma un sistema capace di apprendere flussi di lavoro, inserirsi in routine diverse. Ed anche di mantenere prestazioni costanti in luoghi come hotel, strutture di property management, negozi, servizi di sicurezza o ambienti educativi e di ricerca. È un cambio di prospettiva importante, che riflette una tendenza sempre più evidente nella robotica umanoide. Oggi, infatti, la vera prospettiva non è quella di sorprendere sempre di più, ma di funzionare davvero.
