Il 2025 porta un cambio radicale nelle politiche di Cloudflare contro la pirateria digitale. Nei primi sei mesi dell’anno, l’azienda ha registrato un’impennata senza precedenti nelle rimozioni di contenuti online per violazione del copyright. Con 54.357 interventi effettivi rispetto ai soli 1.394 del semestre precedente. Allo stesso tempo, oltre 20 mila account di storage legati ad attività illecite sono stati chiusi. Cloudflare, che gestisce una parte significativa della rete globale (circa il 20% del traffico web) si trova a operare in un contesto delicato. I suoi servizi sono utilizzati da colossi internazionali, comprese diverse realtà Fortune 500, ma anche da piattaforme coinvolte nella diffusione non autorizzata di contenuti. Storicamente, la società aveva mantenuto una posizione neutrale come CDN, limitandosi a inoltrare le segnalazioni ai provider di hosting. La svolta è stata possibile grazie a un maggiore ricorso all’automazione.
Cloudflare: in arrivo nuovi interventi contro lo streaming illegale
Come spiega Justin Paine, vicepresidente Trust & Safety, un’API dedicata consente ai titolari dei diritti di inviare segnalazioni in modo diretto e rapido. Riducendo così i tempi di risposta e aumentando la capacità di intervenire sui contenuti a durata limitata, come gli eventi sportivi live. L’infrastruttura Cloudflare R2 ha visto la chiusura di 21.218 account, di cui 19.817 senza alcun intervento manuale.
Il report affronta anche il tema dei blocchi geografici, applicati su richiesta delle autorità. Con un numero crescente di segnalazioni provenienti dalla Francia. Cloudflare conferma però la propria opposizione ai blocchi DNS, assicurando che il resolver pubblico 1.1.1.1 non ha mai filtrato contenuti. In Spagna e Italia, misure di IP blocking contro lo streaming sportivo illegale hanno avuto conseguenze su siti legittimi. In tal caso Paine che definisce l’approccio di LaLiga sproporzionato. Diverso l’approccio nel Regno Unito, dove Cloudflare ha sperimentato una collaborazione volontaria: alcuni domini sono stati bloccati tramite pagine interstiziali con codice HTTP 451, offrendo percorsi di contestazione agli utenti. Secondo l’azienda, tale combinazione di enforcement automatizzato e soluzioni mirate rappresenta un modello per ridurre la pirateria senza compromettere l’accesso alla rete. Aprendo la strada a un’ulteriore crescita delle azioni di rimozione nei prossimi anni.
