La promessa della guida autonoma è quella di muoversi in sicurezza anche quando l’ambiente diventa complesso. Quanto accaduto a San Francisco però dimostra che la strada è ancora lunga. Nel fine settimana di dicembre, un vasto blackout ha colpito ampie zone della città californiana, causando l’arresto improvviso di decine di robotaxi di Waymo. Le auto, tutte elettriche e perfettamente operative dal punto di vista energetico, si sono bloccate in mezzo alla carreggiata creando rallentamenti e disagi alla circolazione. Il problema non era la batteria, bensì l’assenza di riferimenti esterni. Con i semafori spenti e gli incroci trasformati in spazi caotici, i sistemi di bordo non sono riusciti a prendere decisioni rapide e sicure.
Il blackout è stato provocato da un incendio in una sottostazione della Pacific Gas & Electric. Un evento che ha lasciato senza elettricità circa 130 mila persone e costretto le autorità cittadine a invitare i residenti a limitare gli spostamenti. In quelle ore sono apparse online immagini e video dei veicoli Waymo immobili, simbolo di una tecnologia avanzata ma ancora legata al corretto funzionamento delle infrastrutture urbane. Le auto sono rimaste inattive fino al ripristino parziale della rete elettrica, avvenuto il giorno successivo.
Waymo, Tesla e il nodo dell’autonomia “vera”
Tale episodio ha sollevato molte domande sul concetto stesso di autonomia. Waymo ha spiegato che i propri sistemi sono progettati per riconoscere semafori spenti e comportarsi con cautela. Il blackout però ha creato una situazione troppo estrema, con troppi incroci critici in contemporanea. In queste condizioni, il software ha preferito fermarsi piuttosto che rischiare manovre errate, mostrando una dipendenza evidente dall’ordine imposto dall’infrastruttura stradale.
Il confronto con Tesla è arrivato quasi spontaneo. I sostenitori della Full Self Driving di Elon Musk hanno sottolineato come l’approccio basato sull’imitazione del comportamento umano renda i veicoli più adattabili anche in situazioni anomale. È una contrapposizione che racconta due filosofie diverse. Da un lato sistemi altamente regolamentati, dall’altro modelli che puntano sulla flessibilità. Waymo, dal canto suo, ha dichiarato di aver tratto indicazioni preziose dall’accaduto e di essere già al lavoro per integrare quanto appreso.
Il blackout di San Francisco non segna una battuta d’arresto definitiva per la guida autonoma, ma funziona come un promemoria concreto. Insomma, la tecnologia può essere sofisticata quanto si vuole, ma deve ancora imparare a convivere con il caos del mondo reale.
