Individuare e tracciare materiali nucleari illegali è una delle sfide più delicate per la sicurezza internazionale. Ciò soprattutto in un contesto in cui episodi di traffico, smarrimento o uso improprio continuano a emergere con una certa regolarità. Secondo i dati diffusi dall’International Atomic Energy Agency, solo nel 2024 sono stati segnalati oltre cento casi di materiali nucleari o radiologici. Tutte situazioni finite fuori dai meccanismi di controllo ufficiali. In queste situazioni, il fattore tempo è fondamentale. Più rapidamente si riesce a stabilire l’origine di un campione sospetto, maggiori sono le possibilità di bloccare le reti coinvolte e prevenire conseguenze gravi.
Fino a oggi, però, le analisi forensi nucleari hanno richiesto spesso giorni o settimane. Le procedure per la tracciabilità complesse e occorrono laboratori altamente specializzati. Da qui nasce così l’esigenza di strumenti più rapidi. Nel senso capaci di fornire indicazioni affidabili in tempi compatibili con le operazioni di sicurezza.
La nuova tecnica e il ruolo del Los Alamos National Laboratory per la tracciabilità dei materiali nucleari
Proprio per rispondere a questa esigenza, un team di ricercatori del Los Alamos National Laboratory ha sviluppato una strategia particolare. Quest’ultima consente di ottenere informazioni chiave sull’origine dei materiali nucleari in circa trenta minuti. Il metodo si basa sull’utilizzo di uno spettrometro di massa di tipo Laser Ablation Laser Ionization Time-of-Flight, uno strumento già diffuso nei laboratori di chimica e impiegato spesso nel controllo qualità dei materiali.
Il processo sfrutta due laser in sequenza. Il primo vaporizza una minuscola porzione del campione, mentre il secondo ionizza le particelle generate, che vengono poi analizzate in base alla loro massa. In questo modo non solo è possibile confermare la presenza di materiale nucleare, ma anche individuare specifiche “firme chimiche” legate ai processi industriali di produzione del combustibile. Durante queste fasi, infatti, vengono introdotti elementi traccianti che rendono ogni lotto riconoscibile, una sorta di impronta invisibile pensata proprio per garantire la tracciabilità.
I test condotti su campioni di riferimento provenienti dall’Oak Ridge National Laboratory hanno confermato l’efficacia del metodo. E’ stato infatti possibile identificare elementi chiave e residui legati ai materiali utilizzati nei processi produttivi. Gli stessi ricercatori sottolineano che questa tecnica non sostituirà le analisi forensi approfondite impiegate nei tribunali, ma rappresenta uno strumento strategico per le prime fasi di indagine. Esattamente quando rapidità e affidabilità possono fare la differenza tra prevenzione e rischio concreto.
