L’evoluzione di ChatGPT passa da una scelta che segna un cambio di passo netto. OpenAI ha deciso di aprire il proprio chatbot alle applicazioni di terze parti, avviando una fase nuova in cui le conversazioni non servono solo a ottenere risposte, ma diventano un punto di accesso diretto a servizi esterni integrati. È un passaggio che avvicina ChatGPT a una piattaforma operativa vera e propria, pensata per accompagnare attività quotidiane e professionali.
La novità prende forma con la nascita della App Directory, una sezione dedicata alle applicazioni sviluppate da soggetti esterni e integrate nativamente nell’esperienza del chatbot.
Come funziona la App Directory di ChatGPT
La App Directory è accessibile dal menu laterale di ChatGPT tramite la voce Apps oppure visitando direttamente l’indirizzo chatgpt.com/apps. La funzione è ancora in beta, ma il meccanismo è già chiaro. Durante una conversazione, le app possono essere attivate in modo diretto, selezionandole manualmente oppure richiamandole con una semplice menzione.
In alcune situazioni è lo stesso ChatGPT a suggerire un’app, quando ritiene che possa risultare utile in base al contesto della richiesta. Questo rende l’interazione più naturale e riduce la distanza tra domanda e azione, senza passaggi aggiuntivi o cambi di piattaforma.
Dalle risposte alle azioni concrete
Secondo OpenAI, l’obiettivo è permettere a ChatGPT di eseguire azioni concrete oltre alla generazione di testo. Le app integrate possono supportare operazioni pratiche come la gestione di attività lavorative specifiche, la creazione di presentazioni o l’accesso a servizi esterni già noti.
Alcuni partner selezionati, tra cui Spotify e Canva, stanno già ampliando la disponibilità delle loro integrazioni in più mercati, incluso quello europeo. Parallelamente, la piattaforma sta testando sistemi di suggerimento personalizzati, basati sulle preferenze espresse nel tempo e sul feedback fornito direttamente all’interno delle conversazioni.
Cosa cambia per gli sviluppatori
Per chi sviluppa, il punto di partenza è l’Apps SDK, anch’esso in fase beta, pensato per realizzare esperienze progettate specificamente per l’interazione via chat. OpenAI invita a concentrarsi su app semplici e mirate, capaci di risolvere un’esigenza precisa senza sovrapporsi ad altre funzioni.
Le regole su sicurezza e privacy sono dichiarate rigorose e il controllo resta sempre nelle mani dell’utente, che può gestire o disattivare le app collegate in qualsiasi momento. Le prime applicazioni approvate verranno pubblicate gradualmente a partire dal prossimo anno.
Per ora non esiste ancora un modello di monetizzazione definito. In una prima fase sarà possibile collegare le app a siti esterni per l’acquisto di beni fisici, con l’intenzione di estendere in futuro il supporto anche ai beni digitali, mentre OpenAI continua a sperimentare diverse soluzioni.
